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Viticoltura e siccità, si lavora per il riconoscimento della calamità naturale

(di Angela Sciortino) Sarà dichiarata la calamità naturale per la viticoltura siciliana? Forse. L’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici ci tenta e «ha dato mandato agli uffici, in particolare all’Ispettorato di Trapani – così si legge in una sua breve nota – di predisporre una relazione da sottoporre alla valutazione della Giunta regionale, per dichiarare lo stato di calamità e di emergenza per la vitivinicoltura siciliana».
«Il grande caldo di questi giorni – afferma Cracolici – sta facendo perdere migliaia di quintali di uva, determinando il disastro nella produzione vitivinicola di questa annata. Tutto ciò conferma l’effetto della siccità che, a detta di molti agricoltori, ha determinato una situazione mai vista in precedenza. Per queste ragioni ho informato il Ministero dell’Agricoltura della situazione che in questo momento è in atto in Sicilia, chiedendo a tutti i livelli di farsi carico della situazione eccezionale che sta provocando una crisi che rischia di mettere in ginocchio uno dei settori più importanti dell’economia della nostra isola».
La dichiarazione dell’assessore e la sua iniziativa politica, bisogna ammettere, spiazza. Perché arriva a pochi giorni di distanza da due comunicati, uno di Assovini Sicilia, l’altro del Consorzio di tutela Doc Sicilia, in cui le due autorevoli strutture, pur ammettendo un molto probabile, ma contenuto, calo produttivo (10-15 per cento), concordavano su una vendemmia, anticipata, ma carica di buone prospettive per la qualità del prodotto (leggete qui). Il tutto confermato dalle dichiarazioni di un ampio parterre di produttori rappresentativi di gran parte del mondo vitivinicolo regionale.
La dichiarazione della calamità naturale, è bene ricordarlo, scatta quando la produzione cala di almeno il 30 per cento rispetto alla media dei tre anni precedenti. In genere serve a pochi visto che il fondo di solidarietà nel caso di danni al prodotto non prevede più gli interventi di una volta perchè si è voluto incoraggiare il ricorso alle polizze assicurative contro i danni da eventi atmosferici. Perloppiù è utile solo a chi ha stipulato assicurazioni sul prodotto con polizze multirischi (ce n’è qualcuno in Sicilia?), a chi ha rate di credito agrario in scadenza e a rinviare le scadenze dei pagamenti Inps.
Ma questa volta, grazie alle modifiche introdotte nella conversione in legge del Decreto per il Sud, al fondo destinato agli agricoltori colpiti dal sisma beneficiari di interventi per favorire la ripresa dell’attività economica e produttiva (senza aumenti nella dotazione però), possono accedere anche tutti gli agricoltori quelli colpiti dalla prolungata siccità anche se non hanno sottoscritto polizze assicurative. C’è poi un’altra motivazione: giustifica la riduzione della forza lavoro impiegata nella vendemmia. Forse non è poco.

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