Sicilia Rurale

Vino, da Bruxelles nuovo ‘Pacchetto’ di interventi: opportunità concrete per la viticoltura siciliana

Viticoltura

Più risorse contro le crisi climatiche, boost all’enoturismo, regole chiare sui dealcolati e promozione export: la Sicilia, seconda regione vitivinicola italiana per superficie, e che guarda con fiducia al futuro.

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il nuovo “Pacchetto Vino” con una schiacciante maggioranza625 voti favorevoli15 contrari e 11 astensioni. Per la Sicilia, che con oltre 90.000 ettari vitati e una produzione media annua intorno ai 2,7-3 milioni di ettolitri rappresenta uno dei pilastri del vitivinicolo italiano, e terza regione per volume dopo Veneto e Puglia, questa riforma arriva in un momento cruciale.

Il settore genera un valore diretto stimato tra 700 e 900 milioni di euro l’anno, con un impatto complessivo sul PIL regionale che sfiora i 2,5-3 miliardi considerando l’indotto, trasformazione, logistica, distribuzione, turismo enogastronomico, e occupa direttamente circa 20.000 addetti, arrivando a 50.000 con le attività collegate.

La Sicilia si conferma un continente enologico a sé, dal Nero d’Avola al Grillo, dal Catarratto al Frappato, dal Cerasuolo di Vittoria al Passito di Pantelleria, dalle DOC Etna alle mille IGP e vini da vitigni autoctoni che rappresentano una biodiversità unica in Europa. Con il 78% della superficie vitata nazionale dedicata a Indicazioni Geografiche (DOP e IGP), l’Isola è tra le più ricche di varietà autoctone e di denominazioni di qualità.

Le misure approvate dal Parlamento toccano direttamente le principali criticità che colpiscono i viticoltori siciliani negli ultimi anni. Innanzitutto, maggiore flessibilità e risorse per affrontare eventi climatici estremi, siccità prolungate, ondate di calore record, grandinate improvvise e attacchi fungini come la peronospora, che hanno causato cali produttivi significativi in zone come la provincia di Trapani, cuore della produzione siciliana, il Val di Noto, le pendici meridionali dell’Etna e le isole minori. Il Pacchetto introduce strumenti aggiuntivi per le crisi, inclusa la possibilità di utilizzare fondi europei per estirpi in caso di crisi strutturali o calamità, con un massimale del 25% delle risorse nazionali dedicate a distillazione di crisi e vendemmia verde. Questo è particolarmente rilevante per la Sicilia, dove il cambiamento climatico accelera le maturazioni e riduce le rese in molte aree collinari e di montagna.

Enoturismo in Sicilia

Un altro capitolo strategico è l’enoturismo, che in Sicilia ha conosciuto un boom negli ultimi anni. Centinaia di cantine, soprattutto nelle zone Etna, Pantelleria, Marsala, Vittoria e Menfi, hanno investito in accoglienza, degustazioni, wine trekking, esperienze di vendemmia partecipata, alloggi tra i vigneti e percorsi enogastronomici. Il Pacchetto estende fino a nove anni il periodo di finanziamento per le iniziative promozionali legate all’enoturismo, permettendo piani di medio-lungo termine che stabilizzano gli investimenti. In un territorio dove l’enoturismo contribuisce già a diversificare il reddito agricolo e a valorizzare borghi e paesaggi rurali, questa misura rappresenta un’accelerazione decisiva per competere con destinazioni europee più strutturate.

L’enoturismo in Sicilia vive una fase di grande vitalità, trasformandosi da semplice visita in cantina a esperienza immersiva a 360 gradi. Con oltre 96.900 ettari vitati, di cui più del 30% biologici, il distretto bio-vinicolo più esteso d’Italia, l’isola offre un mosaico unico di paesaggi, vitigni autoctoni e storie millenarie, rendendola una delle destinazioni enoturistiche più ambite d’Europa. La Sicilia domina le preferenze dei turisti enogastronomici, il 48% la considera la migliore meta food & wine, superando Campania ed Emilia-Romagna.

Secondo i dati più recenti l’84,8% delle aziende associate ha già implementato servizi enoturistici strutturati. Non si tratta solo di degustazioni, il 46% organizza eventi culturali tra vigne e cantine, il 54,3% punta su esperienze memorabili e personalizzate, mentre il 10,3% offre extra come picnic nei vigneti, wine trekking, corsi di cucina con pairing, tour archeologici o benessere tra i filari. Molte cantine integrano arte, musica, archeologia e gastronomia, trasformando il vigneto in un vero contenitore culturale.

Il Mezzogiorno italiano, inclusa la Sicilia, abbiamo quindi detto che spicca per occupazione dedicata, il 77% delle cantine enoturistiche impiega più di 5 addetti per l’accoglienza, contro percentuali più basse al Nord. Questo riflette un impegno forte nella diversificazione: visite guidate in vigna, offerte dal 90% delle realtà, ben sopra la media mondiale, tour in cantina, degustazioni verticali e manifestazioni culturali, 59% delle aziende. In media, le cantine accolgono tra 100 e 2.000 visitatori all’anno, 68% dei casi, con una quota di stranieri intorno al 30-31,5%, inferiore alla media europea del 43%, ma in crescita grazie a promozioni mirate.

Le zone più dinamiche per l’enoturismo siciliano sono:

Etna, il vulcano attivo regala paesaggi drammatici e vini eleganti da Nerello Mascalese e Carricante (Etna DOC). Cantine come quelle di Planeta, Tasca d’Almerita o piccole realtà eroiche attirano wine lovers per trekking tra lave nere, degustazioni con vista sul mare e esperienze uniche come vendemmie notturne.

Pantelleria, isola vulcanica famosa per lo Zibibbo e il Passito DOC. Qui l’enoturismo è legato al paesaggio terrazzato “eroico”, con visite a dammusi, passeggiate tra vigneti a piede franco e tasting di vini dolci iconici.

Marsala e Trapani, cuore della produzione storica, Marsala, Grillo, Catarratto. Cantine storiche come Donnafugata o Florio combinano enoturismo con visite alle saline, al mare e al patrimonio barocco, offrendo pacchetti che includono cene in cantina e tour culturali.

Vittoria e Val di Noto, terra del Cerasuolo di Vittoria DOCG (Frappato e Nero d’Avola). Zone come Menfi, Noto e Vittoria puntano su rotte esperienziali: sei nuovi itinerari lanciati nel 2025 uniscono cantine, gastronomia locale (caponata, arancini, pesce spada), natura e barocco UNESCO. Aziende come Arianna Occhipinti o Planeta sono esempi di cantine che offrono ospitalità autentica e sostenibile.

Menfi e Sud-Ovest, vigneti vicino al mare, i più vicini al Mediterraneo al mondo, con focus su sostenibilità e bio. Qui l’enoturismo si lega a spiagge, agriturismi e produzioni di qualità.

Nel 2025 la Sicilia ha beneficiato di un contesto favorevole: nominata Regione Europea della Gastronomia 2025, con Agrigento Capitale Italiana della Cultura e Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026. Questo ha spinto flussi turistici in crescita, +11,9% presenze nei primi mesi 2025 rispetto al 2024, con destagionalizzazione, indice di stagionalità migliorato, e permanenze più lunghe (media 3,6 giorni). L’enoturismo contribuisce significativamente: in molte cantine rappresenta fino al 25% dei ricavi totali, con previsioni ottimiste per il 2025-2027, 53% delle aziende pianifica nuovi investimenti in ampliamento servizi e diversificazione.

Il nuovo Pacchetto Vino UE approvato a febbraio 2026 rafforza ulteriormente il settore, estendendo fino a 9 anni i finanziamenti per promozioni enoturistiche, permettendo piani di medio-lungo termine per strutture ricettive, eventi e marketing digitale.

La Sicilia del vino non è più solo produzione, è destinazione viva, dove bere significa scoprire territori, resilienza climatica, giovani produttori, under 40 attivi in quasi l’80% delle aziende,  e un legame profondo tra vigna e cultura. Per chi cerca esperienze autentiche, l’isola offre un viaggio che va dal calice al paesaggio, dal passato fenicio alla sostenibilità del futuro.

Sul fronte export, il cofinanziamento UE per le azioni promozionali nei Paesi terzi sale fino al 60%, con possibilità di integrazioni nazionali fino al 30% per le piccole e medie imprese, un aiuto concreto mentre i vini siciliani consolidano quote in mercati maturi (USA, Canada, Nord Europa) e penetrano in quelli emergenti (Asia, America Latina). La Sicilia esporta una quota crescente di vini di qualità, con Nero d’Avola, Etna Rosso e vini dolci che trainano la crescita.

Particolarmente attesa è la regolamentazione dei vini dealcolati e a ridotto contenuto alcolico, in risposta a una domanda globale in aumento, consumatori attenti alla salute, trend no-low alcohol, effetti del riscaldamento che portano uve a gradazioni più elevate. Il Pacchetto definisce termini uniformi in tutta l’UE: “analcolico” con “0,0%” solo se la gradazione non supera lo 0,05% vol; “a ridotto contenuto alcolico” per prodotti con almeno il 30% in meno rispetto alla categoria di origine (e comunque sopra 0,5%). In Sicilia, dove già diversi progetti di ricerca (in collaborazione con università e consorzi) stanno testando tecniche di dealcolazione su varietà come Grillo, Nero d’Avola e Catarratto per mantenere profumi e struttura, questa cornice normativa chiara rimuove incertezze e apre opportunità di innovazione senza snaturare l’identità dei vini.

Infine, la standardizzazione dell’etichettatura digitale tramite QR code unico in tutta l’UE semplifica gli adempimenti per le migliaia di piccole aziende siciliane, garantendo trasparenza su ingredienti e valori nutrizionali senza appesantire le etichette cartacee.

Il Pacchetto Vino non risolve tutte le sfide, permangono nodi come l’equilibrio tra produzione e mercato, l’accesso effettivo ai fondi e la concorrenza internazionale, ma fornisce strumenti più moderni e flessibili. Per la Sicilia, terra di vigne eroiche e di resilienza, si tratta di un’occasione per rafforzare competitività, sostenibilità e multifunzionalità del vigneto, trasformando le difficoltà climatiche e di mercato in nuove storie da raccontare in bottiglia.

Ora l’attenzione si sposta sull’attuazione: Regioni, consorzi e cantine dovranno tradurre queste norme in progetti concreti per non perdere slancio. 

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