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Vendemmia a Baglio di Pianetto. Nelle uve grandi premesse da esaltare e mantenere in cantina

Baglio di Pianetto

(di Redazione) Il rosso e l’arancio dell’autunno non sono ancora arrivati a Santa Cristina Gela tra i filari di Insolia, Catarratto e Viognier dell’azienda Baglio di Pianetto. Sintomo chiaro di un ciclo vegeto produttivo delle viti più lungo e protratto nel tempo, con fioriture più tardive e maturazioni dei grappoli assai più lente e progressive, quelle che nelle regioni più calde, i vignaioli e gli enologi vorrebbero avere ogni anno, per portare a casa una materia prima con caratteristiche così interessanti per il lavoro successivo in cantina.

Lo staff tecnico messo in campo da Renato De Bartoli, che vede l’esordio dell’enologo Mattia Filippi al suo fianco, ha curato molto le fasi pre vendemmiali nei vigneti, compiendo un monitoraggio assiduo nei diversi contesti pedoclimatici – delle vere e proprie microzone – che, per orografia, esposizione e varietà impiantate, hanno potuto dispiegare pienamente le potenzialità di interazione tra vitigno e territorio.Vendemmia a Baglio di Pianetto

Una vendemmia più lunga, quindi, che si è protratta nel tempo e con tempi diversificati non solo all’interno dello stesso perimetro aziendale, ma perfino con riferimento alle medesime varietà. «Lo sviluppo vegeto produttivo delle piante, seppur iniziato con un ritardo in media di due settimane è stato più che ottimale – spiega Mattia Filippi – con chiome ben sviluppate e attive che hanno alimentato tutti i processi fisiologici sino alla maturazione che è stata lenta sia per le varietà bianche che per quelle rosse, prodotte a Noto». 

«È stata una bella vendemmia – afferma Renato De Bartoli, AD di Baglio di Pianetto – perché gestita in piena prossimità nel vigneto e con un approccio che, anche grazie all’andamento climatico intervenuto, ci ha spinto ad esasperare i processi di monitoraggio della fase pre vendemmiale, in entrambe le tenute. Durante questa vendemmia è stato seguito punto su punto ciò che avveniva in campo, assaggiando le uve e compiendo un numero di analisi mai così fitto e attento. Percepivamo già il valore di questa vendemmia che, devo dire, sento davvero pienamente mia. Sintetizzerei così: grandi premesse dalle uve raccolte. Ora in cantina vanno mantenute ed esaltate».

La diversità dei contesti produttivi caratterizzati da ricchezza pedologica e orografica, assieme alle scelte storiche di impianto delle varietà indigene ed internazionali nei diversi terroir presenti in azienda, hanno consentito di condurre una raccolta delle uve distribuita in 57 giorni, sia nei vigneti nella Tenuta di Pianetto che nella Tenuta di Baroni a Noto. Queste condizioni uniche permettono di individuare il giusto momento per la raccolta delle uve per ottenere i vini con la massima espressione qualitativa e dell’impronta dovuta alle caratteristiche territoriali distintive di questo areale. 

Si è iniziato con le uve di Insolia il 24 agosto per la base spumante Fushá a Pianetto, e il 29 agosto nella Tenuta di Baroni con la raccolta del Moscato di Noto. Ultime uve ad essere raccolte, il 19 ottobre, quelle di Nero d’Avola e di Petit Verdot.

Produzione leggermente minore ma nel solco dello storico aziendale e di una filosofia produttiva, sempre molto attenta all’equilibrio di carico per pianta, perché, per ottenere qualità, i vini si fanno già nel vigneto. Per le vinificazioni appena concluse dei bianchi si confermano carattere e aromi che già si manifestavano all’assaggio degli acini in pre-vendemmia, “con un chiaro profilo di vini di montagna, fragranti e sapidi”. L’Insolia e il Viognier confermano eleganza, verticalità e premessa di longevità. Il Grillo e il Catarratto, per composizione dei suoli, pendenze e altura, privilegiano e raggiungono una grande espressione del territorio.

A Noto il Syrah si distingue per essere un grande interprete di quel territorio, soprattutto in estati più fresche rispetto alla media, come è avvenuto per questa annata. Anche in questo caso, piante in grande equilibrio produttivo. La raccolta dei grappoli è partita il 4 settembre e i vini ottenuti, di grande struttura e personalità, hanno beneficiato delle temperature più basse rispetto alle medie storiche, donando un surplus di freschezza ed eleganza gusto-olfattiva.

Infine il Nero d’Avola. A Baglio di Pianetto è stato raccolto con più di un mese di ritardo rispetto all’epoca vendemmiale consueta. Questa maturazione lenta e costante ha preservato freschezza, esaltando acidità e componenti aromatiche molto fruttate di ciliegia e ribes. Gli equilibri ottenuti permetteranno ai vini di aggiungere grandi e più ampi traguardi di longevità.

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