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Tregua tra Usa e Iran, riapre lo Stretto di Hormuz, Coldiretti: “Boccata d’ossigeno, ma Ue si prepari a salvare cibo e agricoltura”

Uno spiraglio di luce nel cuore del Medio Oriente. L’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran per una pausa di due settimane dalle ostilità segna un punto di svolta, seppur temporaneo, nella crisi geopolitica che tiene il mondo con il fiato sospeso.

La notizia più rilevante per i mercati internazionali è la contestuale riapertura dello Stretto di Hormuzcorridoio vitale per il commercio globale di energia e materie prime.

In un contesto segnato da mesi di incertezza, il settore agroalimentare italiano accoglie la notizia con cauto ottimismo, pur sottolineando la fragilità di questo equilibrio.

Il sollievo per la filiera agroalimentare

L’interruzione del conflitto e lo sblocco delle rotte marittime rappresentano un momento di tregua fondamentale per le imprese che combattono contro l’inflazione e i costi di logistica. In una nota ufficiale Coldiretti, l’associazione di rappresentanza degli agricoltori ha analizzato l’impatto della notizia: “L’accordo tra Stati Uniti e Iran per una pausa di due settimane dal conflitto e la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz rappresentano una buona notizia per le popolazioni colpite e una boccata d’ossigeno importante per l’economia globale e per il sistema agroalimentare, duramente colpito dall’aumento dei costi energetici e dalle difficoltà nelle catene di approvvigionamento“.

La riapertura dello Stretto significa, nell’immediato, una riduzione della pressione sui prezzi del carburante e una maggiore fluidità nei trasporti internazionali, elementi che pesano direttamente sui costi di produzione delle nostre eccellenze agricole.

L’appello a Bruxelles: uscire dal “pantano”

Nonostante il clima di distensione, Coldiretti avverte che quattordici giorni non bastano a risolvere i nodi strutturali che rendono l’economia europea vulnerabile agli shock esterni. La tregua non deve essere vissuta come un momento di passività, ma come un’ultima chiamata per le istituzioni comunitarie.
L’organizzazione ha infatti chiarito che la guardia deve restare altissima:

Ma proprio questa tregua deve spingere l’Europa ad agire subito per non farsi trovare impreparata nel caso di una nuova escalation. Siamo davanti a uno scenario instabile che rischia di trascinare l’economia in un vero e proprio “pantano”. Per questo serve una strategia europea immediata e strutturale di difesa dei settori produttivi e dei cittadini consumatori, con risorse e strumenti a protezione degli asset strategici a partire dall’agricoltura e dalla produzione di cibo, insieme a energia e difesa“.

Verso una strategia di difesa

Il messaggio inviato a Bruxelles è inequivocabile: l’agricoltura e la sovranità alimentare devono essere considerate pilastri della sicurezza nazionale ed europea, al pari della difesa militare e dell’autonomia energetica. Senza un piano strutturale che metta al riparo le aziende agricole dalle oscillazioni causate dalle crisi internazionali, il rischio è che ogni nuova tensione trasformi la “boccata d’ossigeno” odierna in una nuova apnea per l’intero sistema Paese.

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