Se novembre aveva visto una distribuzione delle piogge più favorevole al settore occidentale, con pesanti deficit sul settore ionico, il mese di dicembre ha visto una distribuzione disomogenea a parti invertite, con piogge più abbondanti su settore orientale, consentendo, a livello dell’ultimo bimestre, di riequilibrare almeno in parte i bilanci pluviometrici.
Come già sappiamo, secondo quanto viene fuori dai dati, il 2024 intero è stato il più arido, caratterizzato da temperature più alte e scarsità di piogge senza precedenti, confermando fino a questo momento questa tendenza. Il 2025 non è da meno. Il 2023, invece, il quarto anno consecutivo con precipitazioni al di sotto della media storica. Abbiamo visto nei mesi scorsi che gli invasi sono sempre più secchi e le ultime piogge non sono riuscite a riempirle, solo a marzo, per esempio si conta meno del 90% di acqua. Secondo i dati raccolti da Anbi (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue), l’osservatorio risorse idriche, si tratta di un valore così basso che non si registrava addirittura dal 2010.
Le alte temperature hanno prosciugato gli invasi rendendo la situazione idrica sempre più problematica. E se consideriamo già la scarsa disponibilità di acqua, la nostra terra ha poche speranze di vedere un barlume di luce nei prossimi anni. Una crisi che sta cominciando a diventare strutturale. Se prima sapevamo che pioveva una certa quantità di acqua di pioggia, 700 millimetri circa, adesso il dato è variato, sceso fino a 400 millimetri d’acqua. Di conseguenza, una minore quantità di pioggia corrisponde a una minore quantità di acqua disponibile negli invasi artificiali, una minore ricarica di risorsa idrica e così via.
Nello specifico, nel mese di dicembre, l’Ancipa ha raggiunto i 12,51 mmc. Il lago Arancio5,27; il Castello 5,07; il Cimia 1,76; il Comunelli 0,10; il Disueli 0,04; il Don Sturzo 30,73; il Fanaco 1,68; il Furore 0,89; il Gammauta 0,09; il Garcia 6,08; il Gorgo 0,35; il Lentini 77,43; il Nicoletti 4,58; l’Olivo 3,03; il Paceco 2,13; il Piana degli Albanesi 5,68; il Piano del Leone 1,52; il Poma 15,26; il Pozillo 3,11; il Prizzi 1,31; il Ragoleto 4,83; il Rosamaria 15,62; il Rubino 1,24; il San Giovanni 4,81; il Santa Rosalia 9,06; lo Scalzano 3,72; lo Sciaguana 4,01, il Trinità 5,10 e il Zafferana 0,01.
Il mese di novembre (clicca qui) ad eccezione di due perturbazioni atlantiche con ingresso sulla Sicilia da Ovest, la maggior parte delle precipitazioni è stata causata da circolazioni depressionarie più frequentemente centrate a ovest dell’Isola o sul Tirreno, favorevoli quindi per i settori occidentale e meridionale, molto meno per il settore ionico.
Ma cosa è successo nel mese di dicembre?
Il mese di dicembre è stato caratterizzato da una prima decade con la parte iniziale caratterizzata da condizioni di instabilità blanda, che hanno prodotto piogge significative solo sui versanti occidentale e tirrenico fino a giorno 7, giorno in cui su una porzione limitata della fascia tirrenica il flusso umido al suolo ha prodotto piogge insistenti su Sant’Agata di Militello (Messina) e nell’entroterra, provocando allagamenti nel centro abitato e qualche fenomeno di dissesto. In questa occasione sulla rete Sias la stazione Militello Rosmarino (Messina) ha fatto registrare con 88 mm il massimo accumulo giornaliero del mese, di cui 86,2 mm in sole 6 ore, secondo massimo valore di intensità in 6 ore dopo il massimo raggiunto in occasione dell’alluvione del 18 ottobre del 2010.
Di seguito, una prolungata fase di alta pressione ha mantenuto asciutta la Sicilia fino all’arrivo di un fronte che il 16 ha prodotto il giorno più piovoso del mese grazie alla sua evoluzione in circolazione depressionaria, anche se caratterizzata da un transito molto veloce. In questa occasione, accumuli significativi hanno interessato soprattutto l’estremo settore occidentale, la fascia meridionale e il settore ionico settentrionale, con accumuli prevalentemente compresi tra 20 e 40 mm, localmente fino a quasi 70 mm.
La parte finale del mese, invece, è stata infine caratterizzata da diversi nuclei depressionari in successione che hanno prodotto fenomeni numerosi anche se relativamente diffusi solo nei giorni 21, 23 e 31. In questa fase la fascia ionica ha finalmente goduto di piogge significative dopo un autunno davvero avaro. In base ai dati della rete Sias (Servizio informativo agrometeorologico siciliano) la media regionale risulta intorno a 84 mm contro un valore normale di 92 mm nel periodo 2003-2022. Il massimo accumulo mensile è stato registrato dalla stazione Antillo, nel Messinese, con 203,8 mm, il minimo dalla stazione Bronte (Catania) con 32,4 mm. Il numero medio di giorni piovosi, 9, risulta lievemente inferiore alla norma del periodo, che è pari a 10.





