Privacy Policy
Home / Agroalimentare / Situazione siccità: dopo la pausa nella seconda parte nel mese, anche Febbraio termina con un bilancio pluviometrico in surplus

Situazione siccità: dopo la pausa nella seconda parte nel mese, anche Febbraio termina con un bilancio pluviometrico in surplus
di Annalisa Ciprì

Il mese di febbraio è iniziato proseguendo quasi senza soluzione di continuità il decorso fortemente perturbato già osservato in gennaio. Basti pensare che fino al giorno 21 sono stati solo due i giorni, il 3 e il 18, in cui in Sicilia non sono state osservate piogge, a causa di una serie quasi ininterrotta di perturbazioni atlantiche nel cui quadro si sono sviluppate due ulteriori tempeste extratropicali che, insieme al ciclone Harry, hanno portato a tre il conto delle tempeste che in soli 30 giorni hanno interessato più o meno direttamente la Sicilia. 

Come già sappiamo, secondo quanto viene fuori dai dati, il 2024 intero è stato il più arido, caratterizzato da temperature più alte e scarsità di piogge senza precedenti, confermando fino a questo momento questa tendenza. Il 2025 non è da meno. Il 2023, invece, il quarto anno consecutivo con precipitazioni al di sotto della media storica. Abbiamo visto nei mesi scorsi che gli invasi sono sempre più secchi e le ultime piogge non sono riuscite a riempirle, solo a marzo, per esempio si conta meno del 90% di acqua. Secondo i dati raccolti da Anbi (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue), l’osservatorio risorse idriche, si tratta di un valore così basso che non si registrava addirittura dal 2010.

Le alte temperature degli ultimi anni hanno prosciugato gli invasi rendendo la situazione idrica sempre più problematica. E se consideriamo già la scarsa disponibilità di acqua. Se prima sapevamo che pioveva una certa quantità di acqua di pioggia, 700 millimetri circa, adesso il dato è variato, sceso fino a 400 millimetri d’acqua. E varia di mese in mese, tanto che alcune dighe sono arrivate a riempirsi per le frequenti piogge registrate nei primi giorni dell’anno. Dighe che però, pur riempiendosi, hanno superato le soglie di sicurezza e sono costrette a scaricare l’acqua in mare per evitare rischi strutturali, come nel caso della diga di Trinità nel Trapanese, dove gran parte dell’enta raccolta non può essere trattenuta fino al completamento dei lavori di adeguamento.

Nello specifico nel mese di febbraio, l’Ancipa ha raggiunto i 22,45 mmc. Il lago Arancio 11,12; il Castello 12,21; il Cimia 2,99; il Comunelli 0,17; il Disueli 0,48; il Don Sturzo 54,00; il Fanaco 6,31; il Furore 2,50; il Gammauta 0,40; il Garcia 13,69; il Gorgo 0,47; il Lentini 86,06; il Nicoletti 7,46; l’Olivo 3,78; il Paceco 5,10; il Piana degli Albanesi 9,54; il Piano del Leone 3,98; il Poma 26,03; il Pozillo 34,38; il Prizzi 4,14; il Ragoleto 10,03; il Rosamaria 24,59; il Rubino 4,96; il San Giovanni 10,50; il Santa Rosalia 17,53; lo Scalzano 7,02; lo Sciaguana 4,79, il Trinità 2,48 e il Zaffarana 0,27.

A gennaio (clicca qui) il ciclone Harry, che ha colpito la Sicilia tra il giorno 18 e il 21, ha contribuito in modo fondamentale agli accumuli raggiunti sul settore ionico, ma nel complesso ha determinato solo un terzo dell’accumulo regionale totale del mese, frutto di ripetuti passaggi perturbati che hanno reso il mese nel complesso molto instabile sia nelle settimane precedenti il ciclone che in quelle successive, tanto che i giorni con totale assenza di precipitazioni sono stati solo 5.

In base ai dati della rete Sias (Servizio informativo agrometeorologico siciliano), l’accumulo mensile medio regionale risulta pari a 186 mm, valore che negli ultimi 50 anni per gennaio era stato superato solo due volte, nel 1985 e nel 2009. Il massimo accumulo mensile risulta quello registrato a Pedara, nel Catanese, con 619,4 mm, di cui però ben 466,6 mm sono stati registrati in 72 ore in occasione del ciclone, massimo accumulo nelle 72 ore di tutta la serie dal 2002. La stessa stazione ha registrato il 20 anche il massimo accumulo giornaliero, pari a 256,2 mm. Il minimo accumulo mensile risulta invece quello di 92,6 mm registrato dalla stazione di Pachino, a Siracusa, sfavorita dall’orografia, che in occasione del ciclone Harry è stato elemento fondamentale per raggiungere gli accumuli a tre cifre registrati a ridosso di Peloritani, Etna e Iblei, con gli accumuli sulla costa nettamente inferiori a quelli dell’entroterra.
Andando nello specifico, a causa delle continue perturbazioni il mese di gennaio, caratterizzato da nuvolosità e ventilazione sostenuta molto frequenti, non ha dato in genere l’impressione di un mese mite come era accaduto spesso negli anni più recenti. Sono state relativamente scarse le situazioni favorevoli al raggiungimento di temperature elevate, tanto che poche aree del territorio regionale hanno fatto registrare massime assolute mensili superiori a 20 °C, valore superato quasi esclusivamente sulle fasce tirrenica e ionica nel corso delle avvezioni da Libeccio registrate nel corso della prima decade.

Ma cosa è successo nel mese di febbraio?

Le due circolazioni depressionarie registrate nel mese appena trascorso, denominate Nils (Ulrike dall’Università di Berlino) con picco delle piogge il 12 e Oriana, attivo tra il 16 e il 17, sono transitate questa volta a latitudini nettamente più elevate e in Sicilia saranno ricordate più per i venti occidentali e le mareggiate sul settore tirrenico che per le piogge, relativamente scarse soprattutto in occasione del secondo evento.
Anche questi due eventi contribuiscono però a descrivere un quadro nel quale i settori occidentale e tirrenico sono stati nettamente favoriti per le piogge, mentre il settore ionico, specie nelle porzioni delle province di Catania e Siracusa, a causa della ventilazione sfavorevole sono stati interessati marginalmente dalle piogge per tutto il periodo.
La precipitazione media mensile di 101 mm risulta così superiore alla norma di febbraio, pari a 83 mm per il periodo 2003-2022, nonostante ampie aree delle province di Catania e Siracusa abbiano registrato piogge molto scarse, come è il caso della stazione Siracusa, dove con 7 mm totali lo scarto rispetto alla norma è stato addirittura pari a -89%.
Nel resto dell’Isola invece gli accumuli sono stati quasi ovunque superiori alla norma, talvolta anche più che doppi rispetto alle medie, con valori compresi in genere tra 60 e 150 mm sulla fascia tirrenica e nella Sicilia occidentale, superiori invece sui principali rilievi settentrionali e localmente anche sui Monti Sicani. Nelle aree centro-meridionali sono prevalsi accumuli compresi tra 40 e 80 mm, in genere vicini o superiori alla norma del mese.
Il massimo accumulo giornaliero sulla rete Sias, con 74,2 mm, è stato registrato il 15 dalla stazione Monreale Vigna Api, nel Palermitano mentre il massimo accumulo mensile di 262 mm, che contiene però una stima degli apporti nevosi, è stato registrato dalla stazione Cesarò Monte Soro (Messina), di poco superiore ai 259 mm totalizzati dalla stazione Monreale Vigna Api.
Il numero medio mensile di giorni piovosi risulta pari a 12 contro un valore normale pari a 9. Il numero massimo di giorni piovosi, 19, è stato registrato dalla stazione Monreale Vigna Api, mentre il numero minimo, pari a 3, è stato registrato dalla stazione Siracusa.
Le ulteriori piogge consistenti di febbraio, unitamente alle condizioni di piena saturazione idrica dei suoli, hanno ulteriormente rafforzato il bilancio positivo dell’inverno meteorologico appena concluso ed hanno permesso di proseguire l’accumulo di ingenti riserve idriche nel sistema degli invasi, creando condizioni certamente più favorevoli per le disponibilità irrigue in vista dell’estate. Anche i corpi idrici sotterranei si presume che stiano reintegrando buona parte delle risorse, di difficile quantificazione, sovrautilizzate in occasione della siccità 2023-2024.
I danni. I surplus pluviometrici in generale hanno prodotto danni limitati nelle aree collinari, grazie alla loro distribuzione in un numero elevato di giorni, mentre nelle aree di pianura hanno localmente danneggiato ortive e seminativi a causa dei ristagni idrici. Qualche fenomeno di esondazione ha interessato aree al margine dei fiumi Imera settentrionale e Belice a causa delle piene prodotte dalle piogge persistenti del giorno 15.
Infine, sono degni di nota gli effetti sui frutti di agrumi che avevano resistito alla grave cascola causata dagli episodi di vento forte, ma a causa delle abrasioni dei frutti sono stati facilmente danneggiati dai marciumi insorti proprio grazie alla prolungata bagnatura.
© Riproduzione Riservata

Sviluppato, Gestito ed ottimizzato da Coffice s.r.l.