
Tre ragazzi su quattro tra i 12 e i 18 anni in Italia utilizzano strumenti di intelligenza artificiale. Il 35% li considera una delle principali attività online.
Il dato, diffuso in occasione del Safer Internet Day, non è solo un indicatore educativo o sociale: è un segnale di mercato.
L’intelligenza artificiale non è più una feature. È un ambiente. E i giovani sono già dentro.
L’IA è già mainstream tra i Gen Z
ChatGPT guida la classifica dei chatbot più utilizzati (83%), seguito da Gemini (36%) e Meta AI (27%). L’uso nasce per lo studio, ma si estende rapidamente a consigli personali, supporto decisionale, ricerca di informazioni.
Interessante un altro dato: il livello medio di fiducia nei chatbot è 6,6 su 10, con il 58% che assegna un punteggio superiore a 7.
Per i brand questo significa una cosa: l’IA è percepita come interlocutore credibile.
Ma c’è un controdato altrettanto strategico: il 40% dei ragazzi teme una riduzione del pensiero critico, il 33% la confusione tra realtà e finzione, il 25% il rischio di dipendenza.
Tradotto: il pubblico giovane è entusiasta, ma non ingenuo. E questo cambia il modo in cui le aziende devono progettare i propri ecosistemi digitali.
Sicurezza come vantaggio competitivo
Il Safer Internet Day, promosso dalla Commissione europea, non è più solo un momento di sensibilizzazione. È diventato un banco di prova reputazionale.
Google spinge sul pensiero critico e sugli strumenti di verifica delle fonti.
YouTube rafforza i controlli parentali e introduce criteri qualitativi nei sistemi di raccomandazione.
Agcom ribadisce l’obbligo di age verification e parental control.
La direzione è chiara: chi non investe in sicurezza e trasparenza rischia di perdere terreno normativo e reputazionale.
Nel marketing contemporaneo, la tutela non è un costo: è un asset.

Educazione digitale = formazione del consumatore
Un altro dato significativo riguarda le scuole primarie: prima dei percorsi di educazione digitale, solo il 46% dei bambini era in grado di riconoscere una possibile violazione della privacy. Dopo la formazione, la percentuale sale al 67%.
Questo significa che la cultura digitale modifica i comportamenti.
E un consumatore più consapevole è anche un consumatore più selettivo.
Per le aziende significa progettare esperienze trasparenti, etiche, verificabili. Non solo performanti.
La nuova metrica: fiducia
L’elemento centrale che emerge dai dati non è il rischio, ma la fiducia.
I giovani si fidano dei chatbot.
Attribuiscono loro caratteristiche quasi umane.
Li usano anche per consigli personali.
La fiducia sta migrando verso interfacce algoritmiche.
Per il marketing è un cambio epocale: il brand non dialoga più solo con il consumatore, ma attraverso un’intelligenza intermedia.
E chi controlla quell’interfaccia controlla l’esperienza.
Il vero tema del Safer Internet Day 2026
Non è “proteggere i bambini”.
È ridefinire l’architettura dell’economia digitale.
L’IA è già quotidianità per il 75% degli adolescenti.
Le piattaforme stanno rafforzando i sistemi di controllo.
Le istituzioni stanno regolamentando.
Il mercato sta maturando.
Il punto non è se i giovani useranno l’intelligenza artificiale.
Il punto è quali aziende sapranno integrarla in modo credibile, sicuro e strategico.
Perché nel nuovo ecosistema digitale la reputazione non si costruisce solo con l’engagement.
Si costruisce con responsabilità, governance e fiducia.
Ed è qui che il marketing incontra la sicurezza.





