Tutelare le risorse idriche degli invasi cosiddetti “minori”, ma anche incentivare la realizzazione di nuovi, che possano essere al servizio di piccoli comprensori agricoli o destinati a limitate esigenze potabili. Va in questa direzione la delibera approvata oggi dalla giunta presieduta da Renato Schifani con la quale la Regione Siciliana definisce i criteri per il “Progetto di gestione degli invasi” redatto dall’Autorità di bacino della Presidenza: uno strumento fondamentale per garantire una corretta manutenzione dei bacini artificiali e la tutela dell’ambiente.
Le nuove indicazioni si applicano agli invasi presenti sul territorio regionale che non rientrano tra quelli disciplinati dalla normativa nazionale sulle grandi dighe (in pratica quelli con una capacità d’invaso al di sotto di un milione di metri cubi d’acqua e con uno sbarramento inferiore ai 15 metri di altezza) e riguardano, in particolare, le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria come lo svaso, la rimozione dei sedimenti e il ripristino della funzionalità degli impianti.
Il piano consente di programmare nel tempo gli interventi necessari a mantenere o recuperare la capacità utile degli invasi; assicurare il corretto funzionamento degli scarichi e delle prese d’acqua e favorire il ripristino del naturale trasporto dei sedimenti a valle delle dighe, elemento essenziale per l’equilibrio dei corsi d’acqua.
Particolare attenzione è rivolta alla tutela della qualità delle acque e degli ecosistemi interessati. Il progetto individua, infatti, le misure da adottare per ridurre gli impatti ambientali durante le operazioni di manutenzione e definisce gli scenari più idonei per l’utilizzo degli scarichi profondi.
Il Progetto di gestione è redatto nel rispetto degli obiettivi ambientali fissati dalla normativa europea e nazionale e in coerenza con il Piano di tutela delle acque, il Piano di gestione del distretto idrografico della Sicilia, i Piani per l’assetto idrogeologico e il Piano di gestione del rischio di alluvioni. L’obiettivo è contribuire al mantenimento o al raggiungimento del buono stato ecologico e chimico dei corpi idrici, salvaguardando al tempo stesso gli usi della risorsa.
Per i nuovi, eventuali, impianti che rientreranno in questo ambito lo strumento dovrà essere predisposto già in fase di progettazione e costituirà parte integrante del piano di manutenzione dell’opera, con specifico riferimento alla gestione dei sedimenti.
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