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Primi passi per la Banca del Grano, start-up legata al frumento duro

Banca del grano

(di Angela Sciortino) Nasce in Sicilia, a Enna per la precisione, ma ha ambizioni nazionali. È la Banca del grano – o meglio la Swb Sicilian Wheat Bank – promossa dall’imprenditore Sandro Puglisi, 43 anni, nativo di San Teodoro (Me) ma ormai a Catania da decenni, terza generazione di una famiglia impegnata nella produzione e nella commercializzazione del grano duro, con centri di stoccaggio e Enna e Barrafranca oltre che un’azienda agricola in territorio di provincia di Troina (En) e fino a poco tempo fa presidente del consorzio Crisma.

La presentazione ufficiale del progetto è prevista il prossimo 7 ottobre (ore 10) al Federico II Palace Hotel di Enna. Numerosi gli Invitati: istituzioni pubbliche, investitori pubblici e privati, organizzazioni di categoria, ordini professionali, imprenditori del settore agroalimentare. 

Della start-up “Banca del grano”, Puglisi, parla in toni entusiastici. E sottolinea come alla base del progetto abbia posto l’etica. «Ricominciamo dalla terra con l’intenzione di coordinare armonicamente l’incontro tra domanda ed offerta, a beneficio di produttori, trasformatori, consumatori e risparmiatori», anticipa l’imprenditore che continua: «Swb è uno strumento moderno al passo con i tempi, che si pone quale “camera di compensazione” tra domanda ed offerta, ha come scopo l’armonizzazione delle dinamiche di mercato, grazie all’intervento nella filiera del grano dei piccoli e medi risparmiatori».

Cosa prevede il programma? Anzitutto il coinvolgimento di tremila produttori agricoli che con i loro conferimenti/vendite genererebbero un volume di affari superiore a 60 milioni di euro. Ma servono anche capitali provenienti da investitori pubblici e privati per un ammontare complessivo pari a circa 4,5 milioni di euro. E poi le strutture dove realizzare lo stoccaggio del grano. Per quello si pensa a conferimenti in natura di beni mobili ed immobili (le strutture già esistenti) da parte dei partners della logistica (altri titolari di centri di ammasso della granella) che entrerebbero a far parte del capitale di rischio una società per azioni (la P.L.INT. Spa, Piattaforma logistica intermodale).

Infine, fa parte dell’ingranaggio, una struttura parabancaria, l’Istituto nazionale per l’intermediazione del credito in agricoltura (I.N.CRE.A. Spa con capitale detenuto al 51% da S.W.B. S.p.a. e il restante da partners finanziari 49%) che sarà costituita (così dice il timing del progetto il 22 aprile prossimo) con investimento iniziale di 3,5 milioni di euro (ritorno previsto in 5 anni) per la sottoscrizione del capitale di rischio. Sarebbe questo lo strumento che sulla base di accordi convenzionali con le banche assicurerebbe la retribuzione degli “investimenti in grano” di breve durata come si trattasse di “contratti pronto conto termine” «perché – assicura Puglisi – saranno garantite marginalità e restituzione del capitale». Diverso, quindi, l’approccio dal Minneapolis Grain Exchange fondata nel 1881 nel Minnesota (Stati Uniti) come mercato di cassa regionale per promuovere il commercio equo e prevenire abusi commerciali di grano, avena e mais. Qui si trattano futures, ovvero prodotti di finanza derivata di tipo speculativo.

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