A qualche settimana dall’approvazione in Aula da parte dell’Assemblea Regionale Siciliana, la manovra finanziaria continua a suscitare dibattito non solo per le disposizioni effettivamente entrate in vigore, ma soprattutto per quelle che sono state escluse dal testo definitivo.
L’Ars ha infatti approvato quegli articoli ritenuti indispensabili per garantire l’equilibrio dei conti pubblici e gli interventi ritenuti urgenti e indifferibili, rimandando a gennaio l’esame di numerose norme di carattere ordinamentale e settoriale, confluite nel cosiddetto disegno di legge omnibus (clicca qui).
Si tratta di un insieme eterogeneo di misure, accantonate per motivi di tempo e di opportunità politica, che torneranno presto al centro della discussione parlamentare e che meritano un’analisi approfondita.
Le porte dell’Assemblea regionale si apriranno così con l’esame di due disegni di legge: uno includerà gli ordinamentali e lo stralcio; il secondo le misure di spesa. Entrambi i ddl omnibus erano stati già preannunciati nelle fasi conclusive della maratona parlamentare.
Il 2026 si profila come un anno particolarmente intenso, anche in considerazione delle elezioni amministrative previste in primavera e della necessità di chiudere definitivamente il disegno di legge sugli Enti locali, con particolare attenzione all’introduzione del terzo mandato per i sindaci.
L’agenda del governo regionale appare dunque estremamente fitta e articolata.
Tra i principali dossier ancora in sospeso spiccano la riforma della dirigenza regionale e il riordino dei Consorzi di Bonifica, oltre alle riforme dei settori idrico e forestale annunciate in Aula dagli assessori Francesco Colianni e Luca Sammartino. Merita inoltre attenzione il tema dell’abolizione o della forte limitazione del voto segreto, con la possibile prima convocazione della Commissione Regolamento, presieduta dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno.
I primi argomenti a rientrare nell’agenda parlamentare saranno tuttavia proprio gli articoli esclusi dal testo della manovra finanziaria approvato in seconda Commissione Bilancio, destinati a riaccendere inevitabilmente il confronto politico nei prossimi mesi. Come abbiamo già visto (clicca qui) i temi su cui si discuterà sono svariati, come ad esempio le 3 misure che riguardano la zootecnia.
Non meno importante, che riguarda anche questa il mondo dell’agricoltura siciliana è la misura a sostegno delle aziende agricole che hanno subito i danni da Plasmopara viticola.
Tra le norme inserite nel testo della Finanziaria discussa a Sala d’Ercole figura l’articolo 40, si tratta di 10 milioni di euro destinato a sostenere le aziende vitivinicole colpite dalla peronospora della vite. Ma cosa significa esattamente questa misura, e perché è così importante per l’economia dell’Isola?
L’agricoltura rappresenta una delle colonne portanti dell’economia siciliana, e la viticoltura in particolare è un simbolo identitario del territorio, un ‘frutto della terra’ che va salvaguardato. La peronospora della vite, favorita dalle piogge di metà maggio e dalle successive notti umide, ha già fatto i suoi danni e minaccia nuove infezioni.
Si tratta di una malattia funghina molto diffusa in Sicilia negli ultimi anni e più comune della famiglia delle cucurbitacee, che comprende ad esempio cetrioli e zucche. Pomodori, vite, rose, patate, melanzane, basilico e insalate, sono tante le colture che ne risentono. I sintomi della peronospora si manifestano con piccole macchie gialle sulle foglie che diventano sempre più grandi e marroni con il progredire dell’infezione.
In Sicilia non piove mai, ma quando accede la situazione nei campi si aggrava, la peronospora attacca, i grappoli si ammalano, e i viticoltori restano soli a fronteggiare un’emergenza che nessuno sembra voler vedere. Le rassicurazioni dei mesi scorsi, però, sembrano essersi dissolte nel nulla.
La situazione un paio di anni fa non era molto diversa. Il comparto vitivinicolo è già stato messo in ginocchio dalla peronospora del 2023. La siccità del 2024 ha assestato un ulteriore colpo durissimo, nella sola provincia di Trapani infatti alcune varietà di uva hanno subito un calo della produzione fino al 40%. E non va meglio per il settore orticolo, che rappresenta un presidio agricolo essenziale in moltissime aree della nostra Isola.
Con la stagione estiva e le dighe siciliane in condizioni disastrose il rischio di una nuova emergenza è una visione che diventa sempre più concreta.
Il fondo, appunto, fa riferimento al comma 2 dell’articolo 28 della legge regionale n. 28 del 18 novembre 2024, che già aveva previsto aiuti simili, e sarà gestito sotto la Missione 16 (Agricoltura) del bilancio regionale.
Non si tratta di soldi dati a pioggia, i fondi serviranno per contributi economici, probabilmente sotto forma di risarcimenti per ettaro danneggiato o integrazioni a polizze assicurative. Le modalità precise saranno definite da un decreto dell’assessore regionale all’Agricoltura, ma l’obiettivo è chiaro, ovvero supportare le aziende per evitare fallimenti e mantenere viva la produzione vitivinicola, pilastro dell’economia siciliana.
Una malattia che ha messo in ginocchio i vigneti siciliani
La peronospora non è una novità in Sicilia, ma negli ultimi ann, dal 2023 al 2025, ha colpito con una violenza eccezionale, aggravata dai cambiamenti climatici. Piogge intense, umidità elevata e temperature instabili hanno creato le condizioni ideali per la diffusione del fungo, portando a perdite di produzione stimate tra il 30% e il 100% in alcune aree. Nel 2023, ad esempio, la vendemmia è stata una delle peggiori dell’ultimo secolo, con cali fino al 50% nei vigneti biologici e danni particolarmente gravi nel Sud Italia, inclusa la Sicilia.
Province come Trapani, Agrigento e Siracusa, hanno sofferto di più. Solo nel Trapanese, migliaia di ettari di vigneti sono stati devastati, con conseguenze non solo sulla produzione di uva ma anche su quella di pomodori e altre colture. La Regione ha già riconosciuto il “carattere di eccezionalità” di questi eventi nel 2023 e 2024, integrando aiuti nazionali dal Ministero dell’Agricoltura (Masaf), come i 25 milioni di euro stanziati nel 2024 per risarcimenti immediati. Ma la peronospora continua a minacciare: nel 2025, incendi, siccità e nuove ondate di piogge hanno peggiorato la situazione, spingendo associazioni come Confagricoltura e Coldiretti a chiedere interventi urgenti per prevenire fallimenti a catena.
L’importanza del settore vitivinicolo in Sicilia
La Sicilia è la “regina dei vigneti italiani”, con oltre 118.000 ettari coltivati a vite e una produzione che supera i 48 milioni di bottiglie certificate all’anno.
Zone come l’Etna, Marsala e Avola producono vini Doc e Igp che generano miliardi di euro in export, contribuendo al Pil regionale e attirando enoturisti da tutto il mondo.
Ma il futuro è incerto: i cambiamenti climatici impongono innovazioni. Questo stanziamento da 10 milioni è un passo nella giusta direzione, ma esperti come quelli di Confagricoltura insistono: “L’unica strada è la prevenzione, con investimenti in ricerca e assicurazioni”.
Prospettive future: tra sfide e opportunità
Con l’arrivo del 2026, i fondi dovranno essere erogati rapidamente per permettere alle aziende di riprendersi. Ma serve di più, una strategia a lungo termine contro i rischi climatici, inclusi fondi Ue per l’irrigazione e la biodiversità. Per i viticoltori siciliani, questo articolo 40 non è solo un aiuto economico, ma un segnale di speranza per un settore che rappresenta l’identità dell’Isola.