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Nocciolo siciliano, pronto accordo di filiera. In pista per mantenere le tipicità territoriali

nocciolo

(di Luigi Noto) Sarà la volta buona per la costruzione della filiera siciliana del nocciolo? Pare di sì. Se agli incoraggiamenti di due assessori del governo regionale espressi a San Piero Patti lo scorso 1 dicembre durante il workshop “Una nuova stagione per la corilicoltura siciliana: strategie per la rivalorizzazione della coltura del nocciolo in Sicilia”, seguiranno le  scelte politiche idonee e l’adozione degli strumenti tecnici più adatti.

Di fronte alla gremitissima la sala convegni della locale Società di Mutuo Soccorso, l’assessore regionale all’agricoltura Edy Bandiera ha pubblicamente apprezzato il lavoro già svolto dall’Associazione Culturale Nebrodi che ha messo insieme (ancora non tutti) istituzioni locali, produttori di nocciole, commercianti e trasformatori, e dichiarato l’intenzione di procedere con l’organizzazione di una filiera che salvaguardi i piccoli produttori. 

Durante l’iniziativa di San Piero Patti nel corso della quale è stato presentato l’accordo di filiera del nocciolo, l’assessore regionale della funzione pubblica e del personale Bernardette Grasso che ha sostenuto l’iniziativa ha dichiarato: «L’accordo è di filiera è un’opportunità importantissima che intendo accompagnare adeguatamente, a conferma del mio impegno in favore del territorio siciliano ed, in particolare, dei Nebrodi». Adesso, senza ulteriori remore – è stato lo sprone degli assessori regionali presenti – bisogna passare al più presto alla fase operativa con la formale sottoscrizione dell’accordo e con la partecipazione della più vasta rappresentanza possibile degli attori dei vari segmenti della filiera.

La storia della corilicoltura siciliana, così come quello della frutta secca è segnato da improvvise fiammate d’interesse a cui ha purtroppo ha spesso fatto seguito il totale oblìo. C’è un “Piano regionale frutta secca della regione siciliana” e pure un Piano regionale di settore per il “Nocciolo” entrambi approvati nel 2012, ma nessuno dei due ha ancora trovato alcuna concreta attuazione. Da quella data l’Associazione Culturale Nebrodi ha lavorato per mesi e già nel 2015, in rappresentanza di un partenariato afferente a tutti i segmenti della filiera, formalizzò una proposta di una filiera corilicola siciliana presso gli uffici dell’Assessorato regionale dell’Agricoltura. Da allora silenzio. 

Qualche mese fa però una notizia risveglia, o almeno dovrebbe risvegliare, dal torpore: la multinazionale Ferrero Halzelnut Company ha predisposto il “Progetto Nocciola Italia” attraverso il quale stimolerà, e non poco, la corilicoltura nazionale e stimolerà anche le singole regioni come ha già fatto con il Lazio. I produttori siciliani che sono per lo più concentrati sui Nebrodi, confidano un una veloce attivazione del loro accordo di filiera perché temono che il progetto della Ferrero possa compromettere il futuro della corilicoltura siciliana. Non è infatti il modello produttivo pensato dalla multinazionale della Nutella quello tipico delle colline siciliane. Anzi lo stesso rischia di scomparire se il colosso piemontese riuscisse ad imporre il proprio progetto anche in Sicilia. La Sicilia rappresenta una delle quattro regioni corilicole italiane e con i suoi 12 mila ettari (in prevalenza nelle province di Messina e Catania) una delle maggiori per estensione. Ma non solo. La corilicoltura siciliana è caratterizzata da una grande ricchezza varietale locale e da produzioni di alto significato qualitativo e nutraceutico da mettere a valore che senza la dovuta attenzione, rischierebbero di scomparire. Insieme a queste scomparirebbe, ovviamente, anche l’intera economia che vi ruota attorno e che, in passato ha rappresentato una realtà economico-sociale dal grande valore ambientale e paesaggistico.

Il comparto siciliano, un tempo decisamente in abbandono, grazie agli investimenti realizzati con i fondi strutturali su 5 mila ettari, comincia a mostrare evidenti segni di ripresa e di miglioramento delle produzioni, sia sotto sia sotto il profilo quantitativo che da quello qualitativo che – come dimostrano recenti studi – risulta più interessante delle altre produzioni nazionali ed estere. 

Vale la pena, infatti, di ricordare che l’Italia, nel settore corilicolo, rappresenta il secondo player a livello mondiale, con una quota di mercato di circa il 12 per cento della produzione globale di nocciola, alle spalle della Turchia che rappresenta il 70 per cento del mercato complessivo. In Italia, in atto, vengono destinati alla coltura del nocciolo oltre 70 mila ettari di terreno con una produzione media di nocciola in guscio di circa 110 mila tonnellate all’anno e c’è ancora un importante potenziale di sviluppo grazie a un territorio vocato alla coltivazione di eccellenti varietà di nocciola non escluse, certamente, quelle che caratterizzano la corilicoltura siciliana.