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Molini d’Italia pubblica i dati sul grano duro siciliano: qualità sanitaria al top

grano duro siciliano

(di Redazione) Si conferma anche per il 2019 l’elevata qualità sanitaria del grano siciliano. Dalle analisi condotte nell’ambito della rete di monitoraggio della qualità commerciale del grano duro, quello siciliano è caratterizzato dalla bassa umidità che in media si è attestata al 9,57%. Questo dato è di grande rilevanza perchè, com’è noto, la percentuale di umidità è indirettamente correlata al basso rischio di contaminazione di muffe che producono micotossine dannose alla salute umana.

I dati erano stati commentati negli studi di siciliarurale.eu qualche settimana fa con Giuseppe Russo, ricercatore del Consorzio di Ricerca Ballatore, ente strumentale dell’Assessorato regionale dell’Agricoltura.

Già pubblicati sul numero di ottobre di Agrisicilia, un mensile cartaceo a diffusione regionale adesso, dopo la pubblicazione sul numero di novembre della rivista nazionale “Molini d’Italia”, sono diventati di dominio pubblico nazionale e potrebbero (sarebbe meglio dire dovrebbero) guidare mugnai e pastifici nell’acquisto della materia prima.

I dati merceologici del grano siciliano mettono, dunque, in evidenza una qualità poco rappresentata e poco retribuita dal mercato. E, tra l’altro, sono i soli disponibili in Italia. «La Sicilia, ad oggi – sottolinea l’Assessore regionale per l’Agricoltura, Edy Bandiera rappresenta l’unica regione d’Italia che monitora la qualità commerciale del grano ammassato presso i centro di stoccaggio, rivelandone dati ed informazioni interessanti per il comparto».

I centri di ammasso che hanno partecipato alla rete sono stati 28, dislocati in tutta la Sicilia, ed hanno effettuato un totale di 5.971 analisi su altrettanti lotti di grano raccolto, per un totale di 589.339 quintali, pari a circa il 7,5% della produzione media regionale.

A livello regionale circa il 35% della produzione analizzata ha un contenuto proteico superiore al 12%; questa percentuale scende all’8% se consideriamo contemporaneamente, un contenuto proteico superiore al 13%, e un valore di peso ettolitrico superiore a 80 kg/hl, parametri questi che insieme definiscono un ottimo profilo commerciale.

«Questi dati – prosegue Bandiera – evidenziano come, nonostante la tendenza del grano siciliano a far registrare un contenuto proteico mediamente inferiore al 12%, gli agricoltori locali dispongano delle abilità e delle conoscenze tecniche necessarie per ottenere grano di buona qualità merceologica».

La rete di monitoraggio è una piattaforma indispensabile per il sistema grano regionale, ma dovrebbe essere estesa (come lo era fino a qualche anno fa) a tutte le regioni in cui si produce il grano duro. Impensabile farne a meno quando si portano avanti  politiche a sostegno della produzione nazionale, come l’indicazione di origine obbligatoria sull’etichetta della pasta e i premi per la qualità basati sui contratti di filiera.

«Il monitoraggio della qualità, poi, è un’attività da cui non si può prescindere – conclude Bandiera – se si vogliono premiare le produzioni di qualità che puntano sulle certificazioni dei prodotti finiti, come quella del marchio collettivo “Qualità Sicura”, garantita dalla Regione Siciliana, in corso di riconoscimento europeo, che oltre a prevedere una giusta remunerazione per i cerealicoltori, fornisce al consumatore un valore aggiunto in termini di sicurezza alimentare e identità».

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