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L’agricoltura siciliana tra ‘luci e ombre’, costi alle stelle e infrastrutture fatiscenti
di Annalisa Ciprì

banca delle terre agricole

Un settore in bilico, sospeso tra eccellenze produttive e una morsa di costi che rischia di soffocare le aziende. È questo il quadro delineato durante l’assemblea elettiva della Cia Agricoltori Italiani tenutasi oggi a Catania. Il verdetto del presidente nazionale, Cristiano Fini, è netto: lo stato di salute dell’agricoltura italiana vive di “luci e ombre”, con rincari che stanno letteralmente mettendo in ginocchio filiere già fragili.

L’emergenza costi: gasolio e fertilizzanti alle stelle

Il primo scoglio è quello dei costi di produzione. Fini ha evidenziato come il prezzo del gasolio e dei fertilizzanti sia aumentato di circa il 60%, una fiammata che ha spinto l’associazione a chiedere con forza l’introduzione del credito d’imposta sul carburante agricolo.
Ma non è solo una questione di bilanci aziendali, è una questione di sovranità. “Non possiamo continuare a dipendere dalle importazioni dall’estero sui fertilizzanti“, ha ammonito Fini, auspicando una strategia europea e nazionale che garantisca un approvvigionamento interno. A pesare è anche il contesto internazionale, le tensioni geopolitiche e i conflitti, come quello recente in Iran citato dall’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino, non creano solo blocchi logistici nei porti, ma alterano profondamente le abitudini d’acquisto. “I nostri consumi cambiano durante le guerre“, ha osservato Fini, sottolineando l’impatto psicologico che frena la domanda interna.

La “sete” della Sicilia: infrastrutture e incompiute

Se l’Italia piange, la Sicilia non ride, specialmente sul fronte idrico. Graziano Scardino, presidente di Cia Sicilia, ha scattato una fotografia impietosa del sistema irriguo isolano. Nonostante una potenzialità di quasi un miliardo di metri cubi d’acqua, la regione riesce a sfruttarne poco più di 300 milioni. Il motivo? Un mix letale di detriti negli invasi e, soprattutto, “eterne incompiute“.”Il problema della distribuzione avviene con sistemi che risalgono a oltre 50 anni fa“, ha denunciato Scardino, precisando che nessuna riforma dei consorzi di bonifica può essere efficace senza un adeguamento strutturale.

Per far fronte a un clima sempre più erratico, la Cia punta sulle Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) per ottenere piante resistenti alla siccità, poiché, conclude Scardino, “alla siccità dobbiamo fare l’abitudine“.

C’e poi il problema della distribuzione dell’acqua “che avviene con sistemi che risalgono a oltre 50 anni fa e quindi anche se noi siamo stati favorevoli alla riforma del consorzio di bonifica, in realtà però la riforma conta poco se tutte le strutture e le infrastrutture non le adeguiamo“.
C’è la questione del cambiamento climatico e dei suoi effetti. “Gli agricoltori devono cominciare a ragionare su come adattare le proprie colture”. 

Le filiere in crisi e il rapporto con il Governo

Il dialogo con il ministro Lollobrigida resta buono, ma la Cia chiede un cambio di marcia. Cristiano Fini ha acceso i riflettori su settori storici come il grano duro, vitale per l’economia sicilian, il latte e il vino. La critica è rivolta a uno sbilanciamento interno al comparto: il Governo deve porre maggiore attenzione “alla parte produttiva che sta soffrendo molto, ma molto di più rispetto a quella industriale“.

Dello stesso avviso l’assessore Sammartino, che ha ricordato come la Sicilia stia facendo la sua parte sul fronte della spesa dei fondi comunitari, risultando tra le regioni più virtuose. Tuttavia, la pressione resta alta, aggravata dai danni del recente “ciclone Harry”. Sammartino ha annunciato il lavoro su una piattaforma condivisa con i produttori per chiedere a Bruxelles deroghe sui carburanti e aiuti immediati per le aziende colpite dal maltempo.

Verso la mobilitazione? Il tempo delle attese sembra però agli sgoccioli. Il presidente nazionale Fini ha concluso l’assemblea con un avvertimento diretto alle istituzioni: “Siamo pronti a mobilitarci qualora la situazione dovesse precipitare“. Se le filiere non riceveranno gli strumenti necessari per sopravvivere, gli agricoltori sono pronti a portare il loro disappunto nelle piazze.

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