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Irvo paralizzato dai pignoramenti, politica al palo e dipendenti in agitazione ma operativi

Irvo al Vinitaly

(di Angela Sciortino) Non si prospetta un Natale allegro per i dipendenti dell’Istituto regionale del vino e dell’olio. Le speranze di percepire gli stipendi arretrati e la tredicesima si fanno sempre più flebili. La procedura attivata da Veronafiere Spa per il recupero di circa 3 milioni e 400 mila euro ha bloccato non solo i quattrini sul conto corrente dell’Istituto, ma anche quelli che sarebbero dovuti arrivare all’Ente dall’Assessorato agricoltura tramite il servizio di tesoreria della Regione. In queste condizioni l’Istituto è praticamente paralizzato: non solo non si possono pagare gli stipendi, ma restano insolute anche le fatture delle utenze e quelle dei canoni di manutenzione. La situazione, insomma, nonostante stia funzionando un piano di rientro del debito che ha ridotto le esposizioni da 9,7 a 7,1 milioni di euro, appare critica. E i dipendenti nei giorni scorsi hanno firmato un documento pesante (che riportiamo integralmente insieme alla lettera di precisazione relativa alle dichiarazioni riportate sul Giornale di Sicilia), un vero e proprio atto d’accusa che dipinge a tinte fosche il futuro dell’Ente e punta il dito contro coloro che vengono ritenuti responsabili dell’attuale débâcle.

L’Istituto regionale Vino e Olio com’è noto è da tempo senza guida politica: da anni non viene nominato il consiglio di amministrazione e adesso non c’è neppure un commissario straordinario, visto che il mandato di Vincenzo Pernice, nominato dall’assessore Bandiera, è scaduto a settembre scorso. È di qualche giorno fa la nomina di Alessia Davì, commissario ad acta per pochi e indifferibili adempimenti. Critica anche la situazione del Collegio dei Revisori dei Conti, nominato soltanto nel 2016 dopo un “buco” di ben sei anni (era, infatti, scaduto nel 2010).

La genesi del debito dell’Irvo – che, va chiarito, non è solo con Veronafiere, ma anche con Agea e altri consulenti privati – risale al 2014, anno in cui l’Assemblea regionale siciliana (presidente della Regione Rosario Crocetta e assessore al ramo Paolo Ezechia Reale) votò una legge di stabilità che riduceva drasticamente i fondi per l’Irvo. Il taglio riguardava anche i fondi destinati alle spese correnti obbligatorie: stipendi, oneri sociali e  costi di funzionamento. I deputati di allora ritennero che l’Irvo aveva sufficienti risorse per farvi fronte. Peccato che le somme giacenti sui conti correnti dell’Ente erano a destinazione vincolata: si trattava infatti di quattrini pagati dalle aziende vitivinicole partecipanti al Vinitaly che potevano essere usati solo per coprire le spese relative alla rassegna organizzata da Veronafiere. Per dirla chiaramente: per gli stipendi non c’erano soldi.

Sull’operato amministrativo dei vertici di allora starebbe adesso indagando la Corte dei Conti. Certamente se un’accusa va fatta al governo Crocetta è quella di avere agito con miopia politica, mettendo alle corde un ente che negli anni passati ha svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo della vitivinicoltura siciliana. Non potere fronteggiare le spese correnti significava rischiare la messa in liquidazione dell’Istituto. E di questo i dipendenti ne sono sempre stati ben consapevoli.

Intanto, nella speranza di trovare una soluzione politica che dia fiato e soldi all’Irvo e in attesa del pronunciamento del Tribunale di Sondrio – dove il 14 dicembre prossimo si svolgerà l’udienza per la procedura di recupero del credito attivata da Veronafiere – continua l’agitazione dei dipendenti. L’attività di certificazione dei vini a Doc non è stata bloccata, ma senza i fondi necessari sarà davvero difficile continuare ad assicurarla. 

C’è da augurarsi che l’Irvo non segua il destino dell’Aras, l’associazione regionale degli allevatori per la quale, a seguito delle procedure attivate da alcuni dipendenti per recuperare gli stipendi arretrati, nel marzo del 2017 il Tribunale di Palermo ha dichiarato il fallimento.

Nel frattempo c’è qualcuno che sta alla finestra e aspetta. Pronto ad accaparrarsi un business, quello della certificazione, da quasi due milioni di euro l’anno.

Documento dipendenti IRVO

lettera precisazione dipendenti Irvo