La filiera del latte in Sicilia, soprattutto quella legata al latte ovino e caprino, sta attraversando una fase di forte tensione che mette in difficoltà allevatori e piccole imprese rurali. Negli ultimi mesi la puntura dei prezzi ha assunto contorni preoccupanti, con ripercussioni dirette sull’economia delle aziende zootecniche e sul futuro della produzione locale.
Secondo gli ultimi dati in Sicilia il prezzo del latte ovino, pur essendo una componente fondamentale della zootecnia regionale, ha subito una flessione significativa rispetto ai livelli registrati fino a poco tempo fa. Se solo qualche mese fa si potevano toccare quote superiori a 1,50 euro al litro in alcune campagne, oggi il latte ovino e caprino oscilla in media tra 1,00 e 1,10 euro al litro alla stalla, livelli che spesso risultano inferiori ai costi medi necessari per produrlo.
Questa caduta ha provocato un clima di forte preoccupazione tra gli allevatori, già alle prese con costi di produzione in aumento per mangimi, energia e altri input agricoli. La situazione siciliana risulta ancora più critica se paragonata ad altre regioni italiane. Per esempio, in Sardegna il latte ovino può essere pagato anche sopra 1,30 euro al litro, confermando un gap di competitività che penalizza fortemente i produttori della nostra Isola.
Questa dinamica ha innescato una serie di reazioni nel mondo agricolo, sindaci, cooperative e associazioni di allevatori hanno promosso iniziative come il “Manifesto dei Sicani e del Vallone”, un documento politico e tecnico che chiede prezzi minimi garantiti, contratti scritti obbligatori e la creazione di un osservatorio permanente per monitorare mercati e costi. Il manifesto, sottoscritto anche da rappresentanti istituzionali, punta a dare maggiore trasparenza e tutele ai produttori locali con l’obiettivo di interrompere quello che molti descrivono come un processo di speculazione al ribasso.
Proprio ieri si è tenuta un’audizione in Commissione regionale Antimafia all’Ars, nel corso della quale i deputati hanno incontrato i vertici regionali di Coldiretti per fare chiarezza su quello che viene definito un possibile tentativo di abbassare i prezzi di acquisto del latte ovicaprino.
“La Sicilia è tra le regioni a più alta produzione di latte. Non c’è alcuna ragione di mercato che possa giustificare una unilaterale riduzione del prezzo di acquisto che danneggia pesantemente i produttori e quindi l’economia dell’Isola”, ha dichiarato Cracolici. “La commissione Antimafia si è riservata di approfondire se tali iniziative siano foriere di intermediazioni illecite che possano condizionare il mercato del latte in Sicilia, ritenendo che anche in questo settore possano annidarsi interessi che nulla hanno a che fare col libero mercato“.
Coldiretti ha presentato una relazione basata anche su dati storici, nella quale si evidenzia come quanto sta avvenendo nel comparto ovicaprino “non abbia alcuna giustificazione legata sia alle quantità di produzione del latte sia al valore del prodotto trasformato – ha aggiunto Cracolici –. Da parte nostra c’è tutto l’interesse a tenere alta la vigilanza per tutelare un settore che rappresenta un’eccellenza dell’agricoltura siciliana e che come tale va salvaguardata da parte delle istituzioni“.
Gli allevatori denunciano, quindi, che la formazione dei prezzi è spesso condizionata da un mercato in cui pochi grandi acquirenti hanno un potere contrattuale molto forte, lasciando i produttori in una posizione di debolezza. Questo squilibrio non riguarda solo la Sicilia ma è un fenomeno che emerge più in generale in tutto il settore lattiero-caseario italiano, dove gli scarti tra prezzi alla stalla e prezzi al consumo restano ampi e difficilmente sostenibili per chi produce.
Il risultato è un settore in affanno: molte aziende zootecniche rischiano di chiudere o ridimensionare drasticamente la produzione, con effetti non solo economici ma anche sociali nelle zone rurali interne dell’isola. Anche per questo motivo la questione è al centro di dibattiti politici e di audizioni istituzionali, nell’ambito delle quali organizzazioni agricole e rappresentanti della società civile chiedono risposte rapide e misure che possano invertire la tendenza attuale.
In Sicilia, dove la tradizione lattiero-casearia è parte integrante della cultura agricola e dell’identità territoriale, la battaglia per un prezzo giusto del latte diventa così un nodo politico ed economico centrale, che coinvolge non solo gli allevatori ma l’intera filiera e i consumatori.