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Il Marsala prodotto in Cina nel mirino di Donald Trump
di Angela Sciortino

marsala

(di Luigi Noto) Incredibile, ma vero. Nella black list stilata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e pubblicata dal dipartimento di Stato per il commercio, tra i numerosi prodotti alimentari e le bevande cinesi che saranno sottoposte ai superdazi, c’è anche il falso vino Marsala made in China.

Lo rende noto Coldiretti in riferimento all’escalation della guerra dei dazi con l’imposizione da parte degli Usa di una aliquota tariffaria al 10 per cento su beni importati dalla Cina per 200 miliardi di dollari. Accanto ai prodotti tecnologici ad essere colpita è una lunghissima lista di prodotti alimentari: dalla frutta alla verdura, dal pesce al burro, dal miele alle uova, dal riso agli altri cereali, dai funghi ai tartufi e moltissimi altri prodotti tra i quali spicca anche il vino Marsala, che com’è noto, è tutelato dall’Italia con la denominazione di origine controllata (Doc). 

Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di un caso eclatante di agropirateria che dimostra la diffusione di prodotti di imitazione prodotti in Cina che invadono i mercati internazionali dove tolgono spazi al vero made in Italy. 

Negli Stati Uniti le spedizioni di vino Marsala dall’Italia sono state pari a 4,6 milioni di euro nel 2017, ma – sostiene Coldiretti – potrebbero crescere molto di più senza la concorrenza sleale dei “tarocchi”. E potrebbero crescere ancora di più se esistesse un Consorzio di Tutela operativo. Quello costituito anni fa non risulta neanche più iscritto nell’elenco nazionale dei consorzi di tutela riconosciuti dal ministero. Pertanto, non può attingere ai finanziamenti dell’Ocm Vino destinati alla promozione sui mercati e alla tutela del prodotto.

Probabilmente qualcuno si stupirà nel sapere che a partire dagli anni ottanta la produzione di vino in Cina è in grande espansione ed ora è nella top ten dei principali produttori mondiali. Con 10,8 milioni di ettolitri si trova sullo stesso livello di Australia e Sud Africa. 

Il caso Marsala – sostiene Coldiretti – dimostra che occorre promuovere regole sul commercio globale che non tengano conto solo del fattore economico, ma anche del rispetto della proprietà intellettuale, dei diritti sul lavoro della tutela dell’ambiente e della salute. 

Il falso made in Italy agroalimentare fattura nel mondo oltre 100 miliardi di euro. Vengono utilizzate impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti falsificati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale.

A tal proposito il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo sottolinea la preoccupazione legata alla nuova stagione di accordi bilaterali inaugurata dall’Unione Europea che dal Ceta con il Canada al Giappone sta di fatto legittimando il falso Made in Italy.

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