Home / Agricoltura / I 5 Stelle chiedono la Cun grano in Sicilia, ma per i produttori serve a poco

I 5 Stelle chiedono la Cun grano in Sicilia, ma per i produttori serve a poco

grano-duro

(di Angela Sciortino) Mentre in Italia e ancora di più in Sicilia gli agricoltori combattono la guerra del grano in cui riconoscono di avere le armi spuntate, i deputati del gruppo parlamentare dei Cinquestelle all’Ars, in linea con le posizioni espresse dal M5S a livello nazionale, sollecitano l’istituzione della Commissione Unica Nazionale (Cun) sul grano. «Deve essere una priorità della agenda di Governo – sostengono – perchè è importante dare un segnale agli agricoltori, che non riescono a far fronte alla concorrenza, spesso sleale, e sono piegati dalla crisi». Con l’interrogazione presentata da Matteo Mangiacavallo i parlamentari del M5S chiedono al Governo regionale di spingere in questa direzione e affinché la sede dell’ente venga istituita in Sicilia.

Le organizzazioni agricole siciliane non hanno ancora fatto sapere la loro, ma altrove gli agricoltori hanno già espresso serie perplessità in merito all’istituzione delle Cun per la fissazione dei prezzi di riferimento delle materie prime agricole, soprattutto con riferimento al grano.

«La Cun non è la soluzione giusta per risolvere la crisi dei prezzi», sostiene, ad esempio, la Confagricoltura dell’Emilia Romagna che insieme a Toscana, Umbria e Marche a seguito dei cambiamenti climatici si dimostra ormai territorio vocato alla coltura del grano duro. «Le Commissioni Uniche Nazionali rischierebbero solo di aumentare il divario con il reale mercato del prodotto senza peraltro valorizzare in alcun modo le peculiarità territoriali», osservano in Emilia Romagna. E in Sicilia? Un’esperienza locale che risale a qualche anno fa, e che ricorda nei presupposti la Commissione Unica Nazionale, si fece alla Camera di Commercio di Enna (molto prima degli accorpamenti degli enti camerali). Lì si costituì il “Borsino Cereali di Enna“, una sorta di osservatorio dei prezzi che avrebbe dovuto monitorare l’andamento del mercato e del quale, invece, gli affaristi del grano si servivano per calmierare i prezzi del prodotto locale. Come mai? Semplice. «Non tutte le figure che facevano parte dell’Osservatorio erano terze», ricorda Vincenzo Grassia che dell’Osservatorio faceva parte in rappresentanza della Cia. E quindi poteva avere tra i suoi interessi quello deprimere il mercato.

Ma come mai tanto impegno nei 5 Stelle nel sostenere la costituzione di una commissione che ancora non convince tutti? «Servono politiche capaci di valorizzare le eccellenze dell’agroalimentare del Belpaese, occorre puntare sulla qualità e la tutela delle produzioni locali», dicono la capogruppo del M5S all’Ars Valentina Zafarana e i componenti della commissione Attività produttive del parlamento regionale Angela Foti e Jose Marano. Secondo i parlamentari regionali pentastellati «l’istituzione della commissione nazionale sul grano non è più rinviabile. Riteniamo opportuno accelerare, anzi va attivata subito e, anche sul piano simbolico, sarebbe un bel segnale se la sede fosse in Sicilia: in questi anni a causa della globalizzazione, di accordi comunitari, che hanno ‘svenduto’ i nostri prodotti, e di una concorrenza sleale operata nel mercato, storici industrie dell’agroalimentare siciliano e importanti pastifici hanno chiuso, licenziando centinaia di lavoratori, mentre gli agricoltori non riescono a reggere e sono in ginocchio. Occorre invertire la rotta, puntando sulle eccellenze, sui grani antichi per provare ad aggredire un segmento di mercato nel quale il brand Sicilia sbaraglia la concorrenza».

A proposito di grano duro, però, il mondo della produzione sembra interessato ad altro. Lo stesso Grassia, ricordando l’esperienza  dell’Osservatorio ennese tentenna e teme che anche nella Cun per il grano si possa nascondere qualche insidia. Forse un modello più innovativo, come quello francese, nel quale il prezzo nazionale di riferimento viene fissato attingendo ai dati sui contratti chiusi e sui flussi commerciali intra ed extra Ue potrebbe essere più “trasparente” e non penalizzare merce con particolari caratteristiche se si includessero specifiche premialità.