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Grano duro Cappelli. L’Antitrust multa Sis per condotta scorretta

Sis grano duro Senatore Cappelli

(di Angela Sciortino) Liberi di produrre grano duro “Cappelli” (o Senatore Cappelli) e di venderlo a chi vogliono o di trasformarlo direttamente in azienda. Con la sentenza emessa dall’Authority Italiana per la concorrenza lo scorso 20 novembre, i cerealicoltori che non hanno la tessera Coldiretti hanno vinto la loro battaglia. Adesso si aspettano che il Ministero delle Politiche Agricole intervenga per la rescissione del contratto di esclusiva con cui nel 2016 il Crea, proprietario della varietà del grano duro Cappelli, concesse la licenza sulle sementi alla Sis, la maggiore ditta sementiera italiana che fa parte della galassia Coldiretti.

La prima denuncia al Garante per la concorrenza venne fatta da un rappresentante di Confagricoltura nel giugno del 2018; in seguito, nel procedimento aperto a marzo 2019 si sono inserite anche Cia e Copagri, e le associazioni GranoSalus di Foggia e Codici, un’associazione per la difesa dei diritti dei cittadini. 

Tre le violazioni sanzionate dall’Authority italiana per la concorrenza. La prima consiste nell’avere subordinato la fornitura delle sementi del Cappelli alla stipula del cosiddetto “contratto Sis” in cui era inserito l’obbligo, stabilito in maniera unilaterale dalla stessa Sis, di riconsegna alla ditta sementiera del raccolto; la seconda, nell’avere ritardato o addirittura rifiutato in maniera ingiustificatamente selettiva forniture di sementi nei confronti degli agricoltori che le richiedevano; la terza, nell’avere aumentato in maniera significativa e ingiustificata i prezzi delle sementi.

Con la sentenza emessa lo scorso 20 novembre l’Authority ha così comminato alla Sis tre sanzioni per un totale di 150 mila euro, oltre, ovviamente, all’intimazione a rimuovere immediatamente le condotte censurate. Si tratta della massima sanzione prevista dalla legge.

Soddisfatto ma a metà, l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao che ha condotto la battaglia prima al Parlamento europeo, poi presso le istituzioni italiane: ritiene, infatti, che la sanzione sia comunque troppo contenuta. Non la pensa così Ettore Pottino, presidente di Confagricoltura Sicilia, tra i primi a sollevare in sede nazionale la questione: «Poiché per tutte e tre le violazioni è stato deciso di applicare il livello massimo possibile, è lecito pensare che il Garante della concorrenza abbia ravvisato la più grave responsabilità della condotta scorretta». Insomma, per Pottino si tratterebbe di una punizione esemplare, così da scoraggiare in futuro il ripetersi di casi simili.

Secondo la Cia-Agricoltori Italiani, un ente pubblico non dovrebbe dare in gestione esclusiva a un soggetto privato un pezzo di storia importante dell’agricoltura italiana. La sentenza Antitrust, osservano alla Cia, evidenzia che Sis abbia di fatto imposto un regime di monopolio “sfruttando abusivamente la propria posizione di forza commerciale a danno dei coltivatori interessati alla semina e al raccolto di grano Cappelli” e creando di fatto una filiera chiusa.  

Secondo i ricorrenti, dopo questa severa sentenza dell’Antitrust, ci sarebbero adesso tutte le condizioni affinché il Ministro revochi la concessione di esclusività a Sis e che la pregiata varietà del grano Cappelli, riscoperta di recente e molto apprezzata per la sua digeribilità e le qualità nutrizionali, torni a essere patrimonio comune, contro monopoli e pratiche sleali non rispettosi delle regole europee.

Per Coldiretti si tratta della seconda sconfitta legale nell’arco di qualche giorno. Circa una settimana fa, infatti, il Consiglio di Stato ha bocciato il vincolo obbligatorio di adesione a associazioni sindacali per la partecipazione ai mercati contadini di vendita diretta nei centri urbani. Insomma, nei mercati di Campagna Amica organizzati nelle piazze non troveremo più solo le bandiere gialle.

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