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Fare sistema con i distretti del cibo. Le regole in un decreto dell’assessore

distretti del cibo

(di Angela Sciortino) Parola d’ordine: fare sistema. E proprio a questo si è pensato quando nella legge nazionale di bilancio per il 2018 approvata nella scorsa legislatura (era ministro Martina), per la crescita e il rilancio a livello nazionale di filiere e territori, è stata introdotta la novità dei Distretti del cibo. Si tratta di uno strumento nuovo e aggregativo volto a promuovere lo sviluppo territoriale, la coesione e l’inclusione sociale, favorire l’integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale, garantire la sicurezza alimentare, diminuire l’impatto ambientale delle produzioni, ridurre lo spreco alimentare e salvaguardare il territorio e il paesaggio rurale.

Distretti del cibo

L’assessore regionale all’agricoltura, Edy Bandiera

Il decreto firmato dall’Assessore Edy Bandiera con cui vengono definite le modalità e i criteri per il riconoscimento dei  Distretti del Cibo siciliano è stato pubblicato ieri sul sito dell’assessorato. Solo dopo il riconoscimento operato dalla Regione (l’assessore assicura che verrà presto pubblicato un avviso ad hoc) i Distretti del Cibo verranno inseriti nel Registro nazionale istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo. Ciò consentirà di accedere, attraverso bandi nazionali, al finanziamento, con fondi statali, di progetti di valorizzazione dei territori. Per il 2018 erano stati stanziati 5 milioni di euro e 10 milioni a decorrere dal 2019.

Chi può far parte di un “Distretto”? Gli imprenditori agricoli, singoli o associati, le imprese che operano nel settore agricolo e agroalimentare, le società cooperative, le organizzazioni di produttori, le imprese addette alla trasformazione, distribuzione e/o commercializzazione ma anche associazioni di categoria, imprese del settore ittico e della pesca ed ancora  enti locali, imprese che operano nel settore della ricettività turistica, organizzazioni che operano nel settore della promozione del territorio ai fini della valorizzazione del patrimonio monumentale, naturale e paesaggistico, Gruppi di Azione Locale ed enti pubblici.

La logica del “fare sistema” nei Distretti del cibo servirà a valorizzare non soltanto le migliori produzioni agricole e agroalimentari di un singolo territorio, ma anche l’intero indotto che ruota intorno ad esso: ricettività turistica, percorsi enogastronomici, storia, arte e cultura. Ecco perché, una volta individuati i soggetti facenti parte del Distretto, questi dovranno sottoscrivere un “Accordo di Distretto”, finalizzato a rafforzare la promozione, la sostenibilità ambientale e la crescita socio economica dell’intero Distretto operando attraverso programmi di progettazione integrata territoriale.

«Per essere competitivi e contrastare la concorrenza dei mercati globalizzati – spiega l’assessore Bandiera – occorre realizzare una rete di sistema attorno al distretto del cibo, capace di potenziare e sviluppare l’intero indotto che ruota attorno al territorio».

Nel frattempo languono in attesa di riconoscimento regionale da parte dell’Assessorato alle attività produttive i Distretti produttivi. In agricoltura da anni è stato costituito ed opera quello degli Agrumi siciliani, per la pesca c’è il Cosvap per il quale per anni si è battuto il compianto Giovanni Tumbiolo. Entrambi avevano chiesto che la competenza del loro riconoscimento potesse passare all’assessorato regionale all’agricoltura, allo sviluppo rurale alla pesca così da non subire ancora l’inerzia di quello alle Attività produttive. Ma alla richiesta non è stato dato seguito. Se va avanti così, probabilmente, al riconoscimento arriveranno prima i Distretti del cibo.

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