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Distretto del cibo siciliano, due proposte confluiscono in un unico progetto

distretto del cibo siciliano

(di Luigi Noto) Fino a qualche giorno fa si lavorava a due proposte di distretti del cibo a valenza regionale. C’era quella che vedeva coinvolti numerosi Gruppi di azione locale e tutti e sette i Flag (Fishery Local Action Group), oltre all’Anci, alcuni consorzi di ricerca (Ricerca Filiera Carni, Coreras, Ballatore), Confagricoltura Siracusa e l’Idimed (Istituto per la promozione della Dieta Mediterranea).

Ma c’era anche quella in cui protagonisti alcuni distretti produttivi e numerose associazioni di produttori avevano promosso la costituzione del Distretto delle Filiere del Cibo Siciliano di cui avevamo già dato notizia qualche giorno fa. Durante la riunione dello scorso 24 maggio che si è svolta a Catania, la svolta: le due idee di distretto regionale confluiranno in unica proposta di candidatura. 

Trovata la quadra, dunque, adesso si pone il problema delle scadenza per la presentazione della candidatura: troppo ravvicinata per potere raccogliere tutte le adesioni in versione formale e predisporre la documentazione richiesta. Sono, infatti, numerose le adesioni già comunicate ufficialmente e quelle che devono essere ancora formalizzate.

La necessità di una congrua proroga del termine fissato attualmente a 45 giorni dalla pubblicazione del bando sulla Gurs che risale al 10 maggio scorso, era già stata sottolineato dal Comitato proponente del Distretto delle Filiere del Cibo siciliano che si è riunito nella sala Cerere del Comune di Enna lo scorso 22 maggio. Se non viene concessa sarà difficile portare a termine progetti di aggregazione ben concepiti e strutturati e mettere insieme la documentazione necessaria a presentare l’istanza. Un rinvio della scadenza, però, avvisano all’assessorato agricoltura, potrebbe escludere i distretti siciliani dalla partecipazione al bando del ministero per l’assegnazione dei fondi.

Confluendo in unico progetto, le due proposte, adesso, condividono alcuni principi cardine e cioè: la centralità delle filiere produttive strutturate nei Distretti produttivi, le imprese che ne fanno parte, le produzioni di qualità e i loro Consorzi di tutela, nel rispetto dell’ambiente, del territorio e dei consumatori; la valorizzazione dell’agroalimentare regionale secondo principi di inclusione territoriale, sociale ed ambientale e sulla base di strategie della green e blue economy; la centralità della valorizzazione delle produzioni di qualità riconosciute (Dop, Igp, Bio, Doc, Igt, Pat, ecc.) fresche e trasformate.

Tra i principi condivisi anche la valorizzazione delle risorse turistiche collegate ai territori di produzione rappresentati secondo principi del “turismo relazionale integrato“; la tracciabilità e salubrità alimentare mirate alla più ampia tutela e protezione della salute dei consumatori, a partire dalla refezione pubblica; il supporto alle forme aggregate (Distretti, OP, Cooperative, Consorzi, reti, ecc); il supporto alla commercializzazione attraverso strategie di filiera corta ed internazionalizzazione; rispetto della legalità e dell’etica; una visione apartitica nella gestione e programmazione delle attività.

A ciascuna filiera, comunque, viene richiesto l’impegno a confrontarsi con la propria base. E infine i dettagli tecnici: sarà costituita una struttura giuridica semplice di rappresentanza e coordinamento, la governance del Distretto del Cibo sarà snella ed esercitata per i 3/5 dai rappresentanti dalle filiere strutturate e per i restanti 2/5 dai rappresentanti del restante partenariato. Infine per coordinare la preparazione della documentazione necessaria alla presentazione della domanda di riconoscimento verrà individuata una figura tecnica super partes.

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