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Distretti del cibo. Nuova proposta verso una struttura unica basata sulle filiere

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(di Redazione) L’idea di un unico Distretto del Cibo convince anche molti attori della produzione agroalimentare siciliana, ma procede in parallelo alla proposta lanciata dai Gal. Nello stesso giorno (14 maggio) in cui si è tenuto l’incontro al Maas di Catania, il comitato promotore di un altro distretto del cibo made in Sicily ha diramato un comunicato in cui vengono già tracciate le linee guida della futura struttura.

Il comitato mette insieme già numerose sigle: Distretto agrumi di Sicilia, Distretto della Pesca e della Crescita Blu, Distretto del Ficodindia di Sicilia (ex sud Simeto), Distretto ortofrutticolo di Qualità del Val di Noto, Aiab Sicilia, Biodistretto Valle del Simeto, Coordinamento regionale della filiera frutta in guscio, Consorzio Mandorla di Avola, Consorzio di Tutela del Pomodoro di Pachino Igp, Fai-Giardino della Kolymbethra, Rete Fattorie Sociali Sicilia, Associazione nazionale bioagricoltura sociale. Tutti concordano sul fatto che il nascente Distretto del cibo made in Sicily debba coinvolgere e mettere al centro le filiere produttive strutturate, le imprese che ne fanno parte, le produzioni di qualità ed i loro Consorzi di tutela, nel rispetto dell’ambiente, del territorio e dei consumatori. 

Numerosi i principi chiave fondamentali: centralità delle imprese strutturate della filiera agroalimentare siciliana; valorizzazione dell’agroalimentare regionale secondo principi di inclusione territoriale, sociale ed ambientale e sulla base di strategie della green e blue economy; centralità della valorizzazione delle produzioni di qualità riconosciute (Dop, Igp, Bio, Doc, Igt, Pat, ecc.) fresche e trasformate; valorizzazione delle risorse turistiche collegate ai territori di produzione rappresentati secondo principi di turismo relazionale integrato; tracciabilità e salubrità alimentare mirate alla più ampia tutela e protezione della salute dei consumatori, a partire dalla refezione pubblica; supporto alle forme aggregate (Distretti, Op, Cooperative, Consorzi, reti, ecc); supporto alla commercializzazione attraverso strategie di filiera corta ed internalizzazione; rispetto della legalità e dell’etica; visione apartitica nella gestione e programmazione delle attività; coinvolgimento delle rappresentanze agricole, dei Gal di riferimento territoriale delle filiere rappresentate, degli istituti di ricerca scientifica e degli enti locali. 

Il Comitato, poi, mette per così dire le mani avanti: nessuna pesante sovrastruttura, ma solo una struttura giuridica semplice di rappresentanza e coordinamento con una governance snella. L’ipotesi che si fa strada è di farla esercitare ai rappresentanti dalle filiere strutturate, con l’idea di aprire ad altre filiere produttive e alle rappresentanze dei consumatori e della società civile impegnate sul fronte della tutela e della valorizzazione del territorio.

Per il momento c’è da individuare una figura tecnica super partes con l’incarico di coordinare la preparazione della documentazione necessaria per la presentazione dell’istanza all’assessorato Agricoltura e di perfezionare tutto l’iter previsto dalla normativa.

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