Slitta la riforma del sistema idrico. Il nuovo assetto dell’acqua in Sicilia non è stato depennato dall’agenda di governo, ma dovrà attendere ancora qualche giorno, massimo settimana, prima di vedere la luce. Il testo, proposto e avanzato dall’assessore all’Energia e per ai Servizi di pubblica utilità Francesco Colianni, è giunto ieri pomeriggio tra i banchi della riunione di giunta andata in scena a Palazzo d’Orleans. Il ddl è stato ritirato, per il momento, per maggiori approfondimenti e alcune modifiche, ma è pronto a rubare la scena già nei prossimi incontri e sbarcare all’Ars per avviare il proprio percorso nella Commissione di merito.
Il tema era stato annunciato dall’esponente in quota Mpa già nel corso della lunga maratona della Finanziaria regionale. Nonostante il testo non sia ancora definitivo è possibile vedere e analizzare i punti salienti. L’obiettivo? Trasformare la gestione dell’acqua in Sicilia in una moderna gestione industriale unitaria, improntata sui principi di solidarietà, efficienza e sostenibilità ambientale. Ma vediamo nel dettaglio.
Le criticità storiche
Francesco Colianni
La riorganizzazione del sistema idrico si rende necessaria, così come più volte lo stesso assessore Colianni ha sottolineato, per diverse ragioni: da quelle di natura giuridica a quelle istituzionali, fino a quelle operative.
Un punto di partenza è certamente incarnato dalle criticità, che pregiudicano l’economicità e l’efficienza del settore, evidenziate dalla Corte dei Conti, che mette in luce la mancata coincidenza tra gli ambiti amministrativi e i bacini idrografici, e dall’Arera. Quest’ultima, infatti, inserisce l’Isola insieme a Lazio, Campania e Calabria, tra le Regioni che presentano “situazioni di potenziale criticità” e sottolinea nella propria relazione come “nonostante l’istituzione delle Assemblee Territoriali Idriche (Ati) e i progressi compiuti anche attraverso l’esercizio di poteri sostitutivi regionali, il percorso di consolidamento della governance del servizio idrico risulta ancora incompleto. In particolare, Arera segnala la persistenza di criticità nei procedimenti di affidamento in alcuni ambiti e richiama i casi degli Ato di Messina e Trapani, inclusi tra quelli di mancato affidamento del servizio idrico integrato in conformità alla normativa vigente, per i quali sono stati attivati strumenti sostitutivi e soluzioni transitorie“.
La riforma mira così a superare la logica localistica puntando verso una gestione industriale su scala di area vasta e creare una governace in grado di pianificare interventi complessi su dighe, impianti di potabilizzazione e reti, necessari per contrastare i cronici deficit idrici della Sicilia.
Dall’Ais alla tariffa unica regionale: le novità
Ma quali novità introduce il ddl? L’architettura istituzionale e gestionale dell’acqua nell’Isola viene così completamente ridisegnata. Attualmente il territorio regionale è suddiviso in nove Ato. Con il nuovo assetto è istituito Ambito Territoriale Ottimale Unico, senza però mettere da parte o dimenticare la continuità del servizio e le gestioni esistenti con l’individualizzazione di nove subambiti gestionali, corrispondenti alle ex province.
In tal senso è prevista la nascita dell’Autorità idrica siciliana (Ais). Si tratta di un ente pubblico non economico, rappresentativo di tutti i Comuni siciliani, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia tecnica, gestionale e contabile. L’Ais, articolata in una governance multilivello, agisce come Autorità di regolazione locale e ha il compito di adottare il piano d’ambito regionale.
Tra le novità spicca anche l’introduzione del principio della tariffa media ponderata regionale. Il nuovo sistema punta a una ripartizione più equa dei costi tra i cittadini siciliani. In termini di tutela sociale, viene garantito l’accesso universale all’acqua mediante l’erogazione giornaliera di 50 litri per persona (quantitativo minimo vitale) e l’integrazione del bonus idrico nazionale con istituti perequativi regionali per l’utenza meno abbiente.
La Regione, inoltre, si impegna a perseguire l’uniformità della forma di gestione all’interno dell’Ato Unico. Sebbene le convenzioni esistenti restino valide fino a scadenza per ragioni civilistiche, l’Ais opererà per armonizzare i modelli gestionali. Infine, vengono rafforzati i poteri sostitutivi della Regione nei confronti dei Comuni o delle Autorità inadempienti per assicurare l’attuazione della riforma.
Disciplinata anche la transizione verso il nuovo sistema per evitare vuoti normativi. Tra i punti analizzati, per esempio, anche il personale. I lavoratori già in servizio presso le Ati transiteranno nell’organico dell’Ais, mantenendo il trattamento giuridico ed economico precedente. In fase di prima applicazione, i piani d’ambito già approvati dalle Ati restano validi assumendo la denominazione di piani di subambito, garantendo così l’allocazione delle risorse pubbliche già programmate.