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Coldiretti Sicilia in piazza a Palermo contro la Regione-lumaca

Coldiretti Sicilia

(di Angela Sciortino) Migliaia di imprenditori agricoli siciliani si sono dati appuntamento a Palermo alle 9 di domani, giovedì 14 novembre, in Piazza Marina per sfilare in corteo fino a Piazza Indipendenza davanti alla Presidenza della Regione per la manifestazione organizzata da Coldiretti Sicilia a cui hanno assicurato la loro presenza il presidente nazionale Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo.

Coldiretti ha chiamato alla prova della piazza i propri associati per manifestare – si legge nel comunicato – “contro il fallimento delle politiche agricole giovanili regionali, i ritardi burocratici, la mancanza di una strategia di sviluppo, la crisi dei comparti vitali tra cui la zootecnia, la cerealicoltura nonché il costo dell’acqua alle stelle”.

«Il Programma di Sviluppo Rurale – anticipa Francesco Ferreriè all’anno zero. Abbiamo predisposto un dossier che mostra chiaramente i ritardi, le modifiche alle graduatorie e le tante incongruenze che stanno determinando una crisi senza precedenti del settore. Il comparto zootecnico è allo stremo per via delle incertezze della movimentazione degli animali. Gli aiuti europei ci sono, ma restano nel cassetto della Regione e questo è davvero inconcepibile».

Francesco Ferreri Coldiretti Sicilia

Francesco Ferreri, presidente di Coldiretti Sicilia

I numeri del Psr, secondo Dario Cartabellotta, dirigente generale del Dipartimento regionale agricoltura e, in quanto tale, Autorità di gestione del Psr, evidenziano un andamento della spesa in linea con la media nazionale che è pari al 31,90 per cento con la Sicilia che si attesta sul 31,43. «È corretto ammettere però – osserva Cartabellotta – che questo livello di spesa è stato assicurato finora dalle misure a superficie e dai trascinamenti degli interventi strutturali della precedente programmazione». Preoccupa, infatti, l’elevato il livello del contenzioso che ha spesso bloccato l’iter amministrativo soprattutto delle misure relative agli investimenti. «A cominciare dalla 4.1 – fa osservare Cartabellotta – per la quale 19 istanze al Tar bloccano di fatto poco meno di 30 milioni e mezzo di euro pari al 30% della dotazione del bando». Al danno in termini di allungamento dei tempi provocato dalla mancata applicazione della legge sul soccorso istruttorio e dalla richiesta della cantierabilità già in fase di graduatoria provvisoria (ormai superata dalla revisione delle disposizioni), pare che in questo momento  non si possa riparare: bisognerà, infatti, aspettare le sentenze del Tribunale amministrativo regionale.

insediamento giovani Coldiretti Sicilia

il dirigente generale del Dipartimento Agricoltura, Dario Cartabellotta

Poi c’è l’annosa questione della misura 6.1. «C’è stato, è vero – ammette Cartabellotta – un lento avviamento nella fase di emissione dei decreti relativi alla misura che riguarda l’imprenditoria giovanile, ma è stato necessario, a seguito dei numerosi ricorsi, riverificare le domande una per una». Pare, infatti, che un bel numero di domande è stato scartato perchè non c’era coerenza tra i punteggi auto-attribuiti e quelli emersi dalla verifica documentale. Comunque proprio ieri, fanno sapere dall’Aìassessorato agricoltura, sono partiti i primi 500 decreti di finanziamento.

Insomma tempi da lumaca e aziende allo stremo, denunciano i vertici siciliani di Coldiretti: «Mentre da un lato abbiamo imprenditori che scommettono nella qualità, dall’altra, ancora una volta – aggiunge il presidente Ferreri – ci troviamo di fronte ad istituzioni preposte lentissime, che non rispondono più alle esigenze di chi vuole investire. In un anno più di 150 giovani in attesa del Psr hanno lasciato le campagne dove avevano già iniziato a lavorare perché stanchi di aspettare. C’è poi la vertenza infrastrutturale, ogni temporale dissesta la viabilità interna isolando le aziende. Manca un piano contro gli incendi estivi e non c’è alcuna programmazione per far fronte a quello che è sotto gli occhi di tutti: il cambiamento climatico. Se non si pulisce il territorio sarà sempre peggio».

A testimoniare la crisi del primario siciliano, in piazza domani ci saranno le nuove generazioni che sono tornate a coltivare la terra dei nonni pur di non emigrare, le imprenditrici che hanno creato strutture ricettive per incrementare l’offerta turistica, gli allevatori costretti a fare i conti con la burocrazia lentissima e l’incertezza delle norme del loro comparto. I cittadini lungo le vie centrali del capoluogo potranno incontrare i produttori di arance, grano, olio, uva, vino, ortofrutta e cioè le specialità agricole che hanno fatto grande la Sicilia.

Critico il presidente della Regione Nello Musumeci che dichiara: «Ho avuto, e continuo ad avere, grande rispetto per i coltivatori diretti e per gli imprenditori agricoli in generale. Ma quando le manifestazioni di protesta assumono il cattivo sapore della strumentalizzazione provo tanta tristezza. Sarò lieto di incontrare, domani, la delegazione della Coldiretti per rispondere, punto dopo punto, alle osservazioni dell’organizzazione. Serve una vera collaborazione, se vogliamo uscire da una crisi che tiene l’agricoltura siciliana (come quella nazionale) alle prese con mille problemi. Molti di questi vanno risolti a Roma e Bruxelles e spero che la Coldiretti vorrà e saprà ammetterlo». Se per caso ciò non fosse vero, ci saranno pronti a smentirlo il presidente nazionale Prandini e il direttore generale Gesmundo.

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