Via libera al pacchetto da 30 milioni di euro per contrastare il caro carburante in Sicilia. Nel pomeriggio di ieri Sala d’Ercole ha approvato la misura che tende la mano ai comparti più colpiti dalle stangate sui prezzi del gasolio a causa del conflitto iraniano.
Un tesoretto di 30 milioni rispettivamente suddiviso in: 15 milioni per l’autotrasporto, 10 milioni per l’agricoltura e 5 milioni di euro per la pesca. La misura ha l’obiettivo di far fronte alla crisi in Medio Oriente, che ha avuto delle ripercussioni anche sui prezzi globali di petrolio, gas e fertilizzanti e ricadute sull’economia siciliana, individuando nei limiti dei tetti stabiliti dagli orientamenti della Commissione europea in materia di aiuti, forme di agevolazioni, sotto forma di contributi a fondo perduto a favore degli operatori dell’autotrasporto di merci su strada anche nell’ambito del trasporto combinato strada-mare, nonché dei settori dell’agricoltura e della pesca.
Secondo l’analisi Centro Studi Divulga, i primi due mesi di guerra sono costati fino a 3.600 euro ai pastori e agli allevatori italiani, con rincari aggiuntivi che vanno dai 40 centesimi a tonnellata per il latte bovino ai 95 euro a tonnellata per quello di pecora. A questi si devono aggiungere i costi dell’alimentazione, con una stima fino a 200 euro in più ad ettaro per mais e altri cereali, oltre a fertilizzanti ed energia. Se non si riuscisse a raggiungere una tregua nel conflitto e i rincari dovessero perdurare, il conto rischia di salire a decine di migliaia di euro per le aziende più strutturate.
Dopo il calo della scorsa settimana il gasolio agricolo è tornato a crescere, 1,42 euro al litro contro i 0,85 di inizio anno. Negli allevamenti si usa non solo per trattori ma anche per sollevatori telescopici e pale meccaniche per la movimentazione di foraggi, letame o materiali, per i carri per la preparazione e la distribuzione dei cereali agli animali, oltre che per il trasporto degli stessi.
Ma pesa anche il balzo dei fertilizzanti, che si riflette a cascata anche sui mangimi. L’urea è balzata a 870 euro a tonnellata, contro i 470 del maggio dello scorso anno (+85%), mentre il nitrato ammonico è passato nello stesso periodo da 369 euro a tonnellata a 510 (+38%), secondo l’analisi Coldiretti su dati Cciaa Torino.




