Sicilia Rurale

Campi inghiottiti e serre distrutte: l’agricoltura siciliana in ginocchio dopo il ciclone Harry

La Sicilia si sveglia in ginocchio dopo il passaggio del ciclone Harry, che tra il 19 e il 21 gennaio ha sferzato l’Isola con piogge torrenziali, venti tempestosi e violente mareggiate. Il dipartimento della protezione civile della Regione Siciliana, infatti, ha diramato il nuovo bollettino per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico che per oggi non annuncia alcuna allerta, la regione quindi torna “verde”. Solo nel sud dell’Isola e nella zona di Messina e Catania il livello di allerta è giallo, ovvero di “attenzione”.

Il peggio sembra passato ma prosegue la conta dei danni. Con collegamenti stradali interrotti, scuole chiuse e decine di evacuati, è l’agricoltura a pagare uno dei prezzi più alti, con coltivazioni, strutture e imprese rurali gravemente compromesse.

Serre spazzate via e campi sommersi

Secondo le prime rilevazioni della Coldiretti Sicilia, il vento impetuoso e le piogge persistenti hanno causato la distruzione di serre e aziende agricole dal Corleonese al Catanese. Le coperture protettive sono state sventrate, macchinari agricoli danneggiati e le coltivazioni più vulnerabili, come ortaggi, ortive e vivai, esposte agli elementi senza protezione.

Ricognizioni aeree dei vigili del fuoco mostrano campagne letteralmente inghiottite dalle mareggiate, con vaste aree di terreno invase da acqua salata, fango e detriti. In molte zone costiere, la linea di confine tra terra e mare è stata modificata, confermando la violenza dell’evento meteorologico.

Anche Confagricoltura lancia l’allarme. È ancora presto per avere una fotografia chiara di quanto accaduto. Le prospettive non sono però rosee. La conta dei danni in agricoltura, determinata dalla violenta ondata di maltempo che si è abbattuta sulla Sicilia orientale da inizio settimana, potrebbe essere molto amara.

L’intera piana di Catania, infatti, è stata flagellata dal forte vento e dalle piogge intense, con piante danneggiate per rami spezzati e frutti caduti in terra. Danni anche a serre, vivai, ortaggi sia coltivati in serra che all’aria aperta e per gli allevamenti.

In agrumicoltura, invece, si tratta soprattutto di frutti che stavano per essere raccolti.

Un ciclone invernale anomalo e devastante

Harry ha colpito la Sicilia con caratteristiche di rara violenza per un mese tradizionalmente mite. Le raffiche di vento hanno superato i 100 km/h, mentre le precipitazioni hanno localmente superato i 450 mm in 72 ore in alcune zone della fascia ionica, con mareggiate e onde che hanno oltrepassato i frangiflutti dei porti.

La Protezione civile ha mantenuto l’allerta rossa per giorni, coinvolgendo in particolare le province di Messina, Catania e Siracusa: circa 200 persone sono state evacuate, e l’intero sistema di emergenza regionale è stato mobilitato sul campo. Un vento senza precedenti negli ultimi 25 anni in Sicilia, secondo il Siasservizio informatico Agrometeorologico Siciliano, ha di gran lunga superato il record del ciclone Athos del 2012.

Prendendo in esame le serie di dati della rete Sias, che dal 2002 registra la velocità del vento in modo diffuso sul territorio regionale con 96 stazioni dotate di anemometro a 2 m di altezza dal suolo, in occasione di questo evento solo 5 stazioni su 96 hanno superato il loro record di raffica massima a 2 m dal suolo (Calascibetta (EN) 29,6 m/s, Corleone (PA) 24,2 m/s, Castelvetrano (TP) 20,5 m/s, Sclafani Bagni 20,4 m/s, Canicattì (AG) 20,3 m/s).

La massima velocità, 36,0 m/s, ieri 20/01 è stata raggiunta dalla stazione Novara di Sicilia (ME), valore lontano dal massimo di 52,2 m/s del 12/11/2019.

Del resto i valori di picco della raffica vengono in genere raggiunti in condizioni diverse, spesso legate a forte avvezione o a forte attività convettiva che nell’occasione di questo ciclone è stata relativamente limitata. Spesso gli eventi di vento estremi hanno carattere relativamente localizzato, restando confinati a singole zone o a versanti.

Se guardiamo invece alla velocità media giornaliera, il numero di stazioni che hanno superato il valore massimo precedente della serie sale a 15.

Ma il dato che appare più significativo è quello della media regionale delle velocità del vento medie giornaliere, che risulta pari a 5,43 m/s nonostante dalla serie manchino i dati di due stazioni molto ventose, Salemi e Linguaglossa Etna Nord, quest’ultimo a causa del ghiaccio formatosi sul sensore.

A livello regionale infatti la giornata di martedì 20 appare come la giornata più ventosa di tutta la serie 2002-2026, superando ampiamente i maggiori eventi precedenti, incluso l’evento del 10 marzo 2012, causato da quel ciclone Athos rimasto nella memoria per i gravi danni procurati all’agricoltura. L‘eccezionalità del dato, più che nell’intensità del vento, sta nella sua persistenza praticamente per l’intero giorno, unitamente alla sua distribuzione territoriale che, pur se disomogenea, ha interessato tutte le aree della regione.

E’ interessante notare, dice Sias in una nota, che nella classifica dei primi otto eventi è presente anche il primo dei due giorni in cui è stato attivo il ciclone, giorno 19, a sottolineare non solo l’intensità ma anche la lunga durata dell’evento.

Interessante anche notare che molti dei principali eventi non sono associati a cicloni mediterranei ma sono stati comunque relativamente frequenti in anni recenti. Anche nel caso della velocità del vento è molto arduo fare considerazioni per i decenni precedenti a quelli con dati disponibili e diffusi sul territorio.

Tuttavia di questo evento si può certamente affermare che ha rivestito carattere di eccezionalità per gli ultimi 25 anni, al di là dei gravi impatti osservati.

Coltivazioni compromesse e stalle isolate

La combinazione di acqua salata e forti venti ha compromesso le colture a pieno campo, soprattutto nei territori più bassi e vicini alla costa. Gli uliveti e i vigneti, vitali per l’economia agricola siciliana, risultano ora stressati o gravemente danneggiati, con rischio di perdita di produzione per la stagione in corso.

In diverse aree interne, inoltre, la viabilità rurale è stata messa in tilt: strade di campagna allagate e frane hanno isolato aziende agricole, rendendo difficoltosi i primi sopralluoghi per la conta dei danni e gli interventi di emergenza.

Un bilancio economico che cresce di ora in ora

L’entità economica delle perdite è ancora in fase di valutazione, ma Coldiretti e gli enti locali parlano di danni per decine di milioni di euro su tutto il comparto agricolo siciliano. La distruzione di serre, l’erosione dei suoli, la perdita di raccolti e le infrastrutture compromesse, come impianti di irrigazione e magazzini, potrebbero tradursi in un colpo durissimo per molte realtà produttive, piccole e medie.

Le reazioni dalle istituzioni e le prospettive di sostegno

Le autorità regionali e i rappresentanti del settore agricolo stanno sollecitando l’attivazione immediata di fondi di emergenza e strumenti di sostegno per le imprese colpite. Si appronta l’avvio di monitoraggi dettagliati per la richiesta di riconoscimento di calamità naturale, utile ad accedere ai fondi statali ed europei per la ricostruzione e il risarcimento dei danni.

Secondo gli agricoltori, senza un intervento rapido e mirato molte aziende, soprattutto quelle familiari, rischiano di non riprendersi da una stagione già compromessa dal maltempo.

Il ciclone Harry non ha colpito soltanto città e coste, ma ha lasciato segni profondi nelle campagne siciliane, minacciando la tenuta di un settore chiave per l’economia regionale. La sfida nei prossimi giorni sarà quella di trasformare la prima conta dei danni in risposte concrete per la sopravvivenza dell’agricoltura isolana.

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