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Brucellosi, la Sicilia punta all’indennità totale entro il 2030. Schembri: “Una battaglia da vincere” CLICCA PER IL VIDEO
di Annalisa Ciprì

La lotta alla brucellosi in Sicilia segna un punto di svolta. Dopo anni di criticità, la regione sembra aver imboccato con decisione la strada che porta alla totale scomparsa della malattia entro il decennio. Per fare il punto della situazione, ilSicilia.it ha incontrato il dottore Pietro Schembri, dirigente responsabile del Servizio Veterinario della Regione Siciliana, che ha delineato un quadro fatto di progressi tecnici, sfide territoriali e scadenze europee improrogabili.

Cos’è la Brucellosi e perché l’Europa ci osserva

La brucellosi non è solo una sfida per la sanità animale, ma una questione di salute pubblica. “È una malattia zoonotica, capace di trasmettersi dagli animali all’uomo e viceversa“, spiega Schembri. Proprio per questo motivo, l’Unione Europea ha imposto regole ferree di eradicazione obbligatoria.
Mentre gran parte degli Stati membri e molte regioni italiane hanno già ottenuto lo status di “territorio indenne“, la Sicilia sta ancora lottando per chiudere gli ultimi focolai. “L’obiettivo dell’UE è la scomparsa totale della malattia dal territorio comunitario“, sottolinea il dirigente.

I numeri del 2025: una prevalenza sotto l’1%

I dati emersi sono incoraggianti e mostrano un trend in netto miglioramento rispetto al passato. Per quanto riguarda la brucellosi bovina nel 2025 si sono registrati 67 focolai attivi su un totale di circa 9.500 allevamenti regionali. Questo si traduce in una prevalenza dello 0,7%, un numero sensibilmente basso che testimonia l’efficacia dei controlli.
Pe la brucellosi brucellosi ovicaprina (melitense) la situazione è ancora più rosea, con soli 24 focolai registrati lo scorso anno su 9.500 allevamenti, pari a una percentuale compresa tra lo 0,2% e lo 0,3%.

Il peso della zootecnia siciliana e la sfida della tubercolosi

Oltre ai dati sulla brucellosi, l’analisi di Schembri si allarga al vasto patrimonio zootecnico regionale, che vede la Sicilia ai vertici nazionali. Al 31 dicembre 2025, l’Isola conta 10.144 allevamenti bovini per un totale di 313.629 capi, rappresentando l’8,98% delle aziende bovine presenti nell’intero territorio italiano. Notevole è anche il comparto ovi-caprino, che vanta 8.853 allevamenti e oltre 725.000 animali. 
In questo scenario, un altro fronte sanitario cruciale è rappresentato dalla Tubercolosi Bovina. I dati del 2025 confermano un impegno costante nel monitoraggio di questa patologia, con l’obiettivo di conformarsi ai regolamenti europei (come il Reg. UE n. 1071/2023) per ottenere, anche in questo caso, lo status di provincia indenne in tutto il territorio regionale.

La geografia del contagio: il “caso” Nebrodi

Nonostante i dati globali siano positivi, la Sicilia presenta ancora delle aree critiche. La malattia risulta oggi concentrata prevalentemente nell’area nebroidea, nella provincia di Messina, con propaggini nelle province di Enna e Catania.
La diffusione in queste zone è legata alla vocazione per la transumanza intraregionale“, chiarisce Schembri. Gli spostamenti degli animali dai pascoli del Messinese verso la Piana di Catania o il Siracusano favoriscono la comparsa occasionale di focolai in territori altrimenti sani.

La mappa delle province “indenni”

Il progresso è visibile nella mappa delle province che hanno ottenuto lo status di indennità, per la brucellosi bovina Agrigento, Trapani e Caltanissetta sono già indenni e l’anno scorso lo era solo Agrigento. Per la brucellosi ovicaprina, sebbene ufficialmente non ci siano ancora province indenni, Palermo, Siracusa e Agrigento hanno già tutti i requisiti necessari.

“Abbiamo già concertato con il Ministero e l’UE il percorso per ufficializzare questo status“, annuncia Schembri.

Il Piano d’Azione e la “Task Force” regionale

Dall’ottobre 2024, la Regione ha varato un nuovo piano d’attacco per “restringere” le aree cluster (Messina, Catania, Siracusa, Ragusa e parte di Palermo). Circa venti giorni fa si è tenuto un tavolo tecnico con i rappresentanti delle ASP di Agrigento, Caltanissetta e Trapani, esteso anche a Palermo e Siracusa, per blindare i territori già risanati e accompagnare le altre province verso l’indennità.

L’obiettivo è isolare le criticità residue: “Alla fine, probabilmente, solo Messina ed Enna rimarranno con qualche problema di movimentazione, ma è un prezzo necessario per la sanità pubblica“.

La scadenza del 2030: un aut-aut per l’economia

Il tempo stringe. L’Unione Europea ha fissato al 2030 la data ultima per l’eradicazione. Dopo quella data, i trasferimenti di fondi europei per la brucellosi cesseranno.
Attualmente, il sistema prevede indennizzi per gli allevatori che devono abbattere i capi positivi, di cui vengono distrutte le interiora, mentre le carni rimangono idonee al consumo, Tuttavia, dal 2030 questo supporto economico potrebbe venire meno.
Stiamo parlando con le associazioni di categoria e con i produttori“, conclude Schembri. “Liberarsi dalla brucellosi significa eliminare i controlli asfissianti, facilitare il commercio dei prodotti lattiero-caseari e dare ossigeno allo sviluppo del territorio. È una battaglia che dobbiamo vincere tutti insieme“.

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