Una svolta attesa da anni per il comparto zootecnico siciliano è finalmente approdata all’Assemblea Regionale Siciliana.
Il disegno di legge presentato il 25 marzo 2026 da Ignazio Abbate, presidente della I Commissione Affari Istituzionali, primo firmatario e dai colleghi deputati democristiani Carmelo Pace, Nuccia Albano, Carlo Auteri, Serafina Marchetta, Andrea Messina, punta a scardinare il monopolio dei grandi macelli industriali, restituendo agli allevatori la possibilità di chiudere la filiera direttamente in stalla.
In conclusione, ha ribadito che non si tratta soltanto di una semplificazione amministrativa, ma di un intervento volto a tutelare l’identità dei prodotti agropastorali e a sostenere le aree interne della Sicilia. “Non stiamo solo semplificando un processo, ma stiamo difendendo l’identità dei nostri prodotti agropastorali. Valorizzare la tipicità significa dare un futuro alle aree interne della Sicilia e non solo. La tracciabilità sarà totale: ogni taglio di carne sarà etichettato e rintracciabile, offrendo la massima sicurezza alimentare. È un atto di fiducia verso i nostri allevatori, custodi della nostra terra e della nostra economia“.
Il cuore della proposta: cosa cambia per gli allevatori?
L’obiettivo è sostenere la multifunzionalità dell’agricoltura siciliana. Se approvata, la norma permetterà agli imprenditori agricoli, la cui attività prevalente sia la zootecnia, di macellare in sede piccoli quantitativi di animali di proprietà. Si tratta di bovini (fino a 24 mesi), ovini, caprini e suini, animali allevati nella propria azienda o in aziende vicine nello stesso Comune, carne che sia diretta al consumatore finale o ad esercenti locali nel proprio Comune o in quelli confinanti, senza l’acquisto di capi per la macellazione immediata.
Igiene e sicurezza: le regole della “Macelleria Aziendale”
L’allevatore, operatore del settore alimentare (Osa), dovrà notificare l’attività all’Asp competente, adottare un piano di autocontrollo (HACCP), ovvero l’allevatore deve redigere un documento che descriva minuziosamente le procedure di pulizia, disinfezione, derattizzazione e gestione delle acque, e ancora, conseguire un attestato di idoneità per garantire il benessere animale durante l’abbattimento, con relativa tracciabilità, ogni pezzo di carne deve essere identificato con un’etichetta che ne garantisca la rintracciabilità totale, dal campo alla tavola.
Il precedente: il ‘modello Basilicata’
La Sicilia non è la prima a tentare questa strada. Ad oggi, la Basilicata è stata una delle prime regioni italiane ad aver applicato con successo una normativa simile. Il Consiglio regionale della Basilicata, infatti, il 16 maggio 2017 ha approvato all’unanimità una proposta di legge dei consiglieri proprio sulle “Disposizioni in materia di macellazione aziendale”.
Una legge che “intende disciplinare – si legge nella relazione – le operazioni di macellazione in locali multifunzionali aziendali agricoli, la relativa trasformazione e la vendita diretta di piccoli quantitativi di prodotti carnei primari e trasformati di bovini, ovini, caprini e suini, di proprietà e allevati in azienda, nel rispetto dei requisiti igienico–sanitari, di benessere animale e della tracciabilità“.
In terra lucana, questa legge ha permesso di salvare decine di piccole aziende situate in zone montane o marginali, dove la chiusura dei macelli pubblici aveva reso i costi di trasporto degli animali insostenibili. Il modello lucano ha dimostrato che la macellazione aziendale non solo garantisce la sopravvivenza economica, ma riduce drasticamente lo stress degli animali, eliminando il viaggio verso il macello, e garantisce una qualità della carne superiore per il consumatore locale.
“Normare con la legge questa materia serve a rendere tale pratica sicura, favorendo in questo modo il campo agro-zootecnico forestale. Permettere alle aziende agrituristiche di poter macellare in proprio piccoli quantitativi di carne, può concretamente rafforzare la filiera e promuovere la tipicità dei prodotti”.
Sostenibilità economica
Un punto cruciale del ddl è la neutralità finanziaria, la legge non peserà sulle casse della Regione Siciliana. Tutte le spese per la registrazione, i controlli e l’adeguamento dei locali saranno a carico delle imprese, secondo tariffe regionali basate sul costo effettivo del servizio.
Un’azione concreta che dunque andrà ulteriormente a rafforzare le azioni in atto, nel comparto e in Sicilia soprattutto, riguardo il rispetto alla tracciabilità e alla sicurezza per il consumatore ma soprattutto, darà spazio alle filiere che vanno a promuovere e valorizzare la tipicità dei prodotti del nostro territorio.