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Banca della Terra, non ci sono ancora terreni nell’albo, ma il governo indica a chi andranno

Banca della Terra

(di Angela Sciortino) Banca della Terra, anno zero. A distanza di cinque anni dalla sua istituzione con la legge finanziaria del 2014, poco o nulla ancora si è mosso.

Di recente la Giunta regionale ha approvato un atto d’indirizzo con cui si individuano i beneficiari della Banca della Terra. Sono in sostanza i giovani agricoltori. Il primo requisito è l’età: non devono avere compiuto il quarantunesimo anno. Il secondo è l’intenzione di insediarsi per la prima volta in un’azienda agricola in qualità di capo dell’azienda o, in alternativa, averlo già fatto ma da non oltre cinque anni. I requisiti dovranno essere posseduti alla data di scadenza del bando. 

E fin qui le regole, o meglio l’indirizzo politico dato dalla Giunta regionale di governo che restringe il campo rispetto a quanto previsto dalla legge istitutiva. E il primo bando a quando? Per quello ci vorrà tempo. Se si fa una ricerca sul sito dell’Assessorato regionale all’Agricoltura e si clicca su link dedicato alla Banca della Terra, molte finestre si aprono sul nulla. 

L’unico passo avanti è stata l’istituzione di un tavolo tecnico alla fine del 2016 di cui fanno parte alcuni dirigenti Dipartimento regionale dell’Agricoltura, del Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale e dell’Ente di Sviluppo Agricolo. Anche questo, probabilmente, dovrà essere rivisto nella sua composizione: qualcuno potrebbe andare presto in pensione grazie a quota cento o alle larghe maglie per la quiescenza assicurate da mamma Regione, qualcun altro, se già non lo ha fatto, potrebbe passare a qualche altro Dipartimento regionale.

Nella Banca della Terra siciliana, l’albo in cui vengono iscritti tutti i terreni che possono essere oggetto di concessione, non c’è ancora elencato nulla, nemmeno un fazzoletto di terra. La legge istitutiva aveva definito quali beni immobili a destinazione agricola sarebbero entrati a farne parte. Si tratta dei terreni e degli immobili nella disponibilità dell’Esa a conclusione delle procedure di assegnazione relative alla riforma agraria (per chi non lo sapesse, quella che risale al 1950 e a cui dedicheremo prossimamente un approfondimento); quelli del demanio forestale non strettamente funzionali all’espletamento dell’attività istituzionale dell’Amministrazione forestale regionale; i terreni e degli immobili di proprietà dell’assessorato regionale dell’Agricoltura e degli enti sottoposti a tutela e vigilanza dello stesso; i terreni e gli immobili che gli enti locali o altri soggetti pubblici concedono in uso gratuito alla Regione e, infine, i terreni e gli immobili che i privati concedono alla Banca della Terra di Sicilia.

Pare che la ricognizione dei terreni demaniali sia ancora in corso. L’ultima ricognizione di cui si ha notizia, finalizzata proprio al conferimento dei beni immobili con destinazione agricola l’ha fatta l’Esa alla fine del 2016. Risulta una superficie agricola totale di 325 ettari per metà classificato come seminativo. Siamo dunque ben lontani dai numeri dati in primo tempo dal presidente della Regione e che in realtà sono decisamente più contenuti.

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