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Leoni da tastiera e l’odio online: quando la violenza digitale diventa la nuova normalità

«Chiunque può odiarti senza conoscerti davvero, e basta un clic per rovinarti la giornata».   Questa è la triste sintesi dell’era digitale che stiamo vivendo. Un’epoca in cui la cattiveria viaggia velocissima sui social, senza freni né limiti, protetta dall’anonimato di uno schermo. Non importa chi tu sia, cosa tu abbia fatto o semplicemente detto. Basta un commento, un’opinione personale o addirittura un gesto di gentilezza – come aiutare un cane abbandonato – per scatenare l’inferno. Ed ecco che si materializzano gli haters, i famigerati leoni da tastiera, pronti a sfogare rabbia repressa e odio generalizzato. Caso Taverna Santa Chiara: quando l’indignazione diventa linciaggio digitale Un recente episodio emblematico arriva direttamente da Napoli, precisamente dalla Taverna Santa Chiara, diventata involontariamente il simbolo della violenza verbale…

Girls of Vinted, l’ennesima vergogna digitale: vendere una maglietta diventa materiale erotico su Telegram

“Il patriarcato digitale non conosce confini: la nuova preda sono le utenti di Vinted, vendute come merce di consumo nei bassifondi di Telegram.” Vinted nasce come un’idea intelligente: vendere online vestiti usati, in nome della sostenibilità e del risparmio. Una piattaforma semplice e intuitiva, perfetta per svuotare armadi e concedersi qualche acquisto senza sensi di colpa. Tutto molto bello, fino a quando il maschilismo tossico, che sembra ormai parte del DNA della rete, non ci ha messo le mani sopra trasformandola nell’ennesima gogna digitale a sfondo sessuale. Il meccanismo della vergogna: “Girls of Vinted” su Telegram Basta un attimo. Una foto davanti allo specchio per mostrare una gonna che non indossi più o una camicia diventata troppo stretta. La pubblichi su Vinted per venderla, niente…

20 anni di YouTube: da “Me at the Zoo” a colosso della cultura digitale globale

Vent’anni fa, un ragazzo davanti a una gabbia di elefanti cambiava per sempre il nostro modo di comunicare. Era il 23 aprile 2005 quando Jawed Karim, uno dei tre fondatori di YouTube, caricava il primo video della storia della piattaforma: “Me at the zoo”. Diciannove secondi, zero editing, un commento ironico: “The cool thing about these guys is that they have really, really, really long trunks.” Un contenuto amatoriale, semplice. Ma storico. Da quel momento, YouTube è diventata molto più di un sito di video: oggi è un universo. Un ecosistema in continua evoluzione dove convivono scuola, intrattenimento, marketing, informazione e business. Una piattaforma usata ogni giorno da oltre 122 milioni di persone e visitata da 2,7 miliardi di utenti attivi al mese. Un’intuizione (quasi)…

“Edits”, la sfida di Instagram a CapCut è realtà: Meta si dà al montaggio video (ma l’originalità è tutta da verificare)

Alla fine è successo: Meta ha deciso che era arrivato il momento di sfidare apertamente CapCut, l’app di editing video targata ByteDance (la mamma di TikTok), che negli ultimi mesi ha letteralmente dominato la scena social. Così, dopo una gestazione più lunga del previsto – si sa, dalle parti di Menlo Park amano farsi desiderare – arriva ufficialmente “Edits”, la nuova applicazione gratuita per il montaggio video targata Instagram, disponibile sia per Android sia per iOS. Adam Mosseri, capo supremo di Instagram e teorico della filosofia del “se non puoi batterli, copiali meglio”, ha apertamente ammesso l’ambizione: Edits vuole essere una risposta diretta a CapCut. Però con qualche chicca in più per content creator esigenti e professionisti del social – diciamo quelli che non si…

Papa Francesco, il Pontefice digitale che ha cambiato la comunicazione della Chiesa

Il 13 marzo 2013, quando Jorge Mario Bergoglio venne eletto Papa con il nome di Francesco, pochi potevano immaginare che da lì a poco sarebbe diventato il pontefice più mediatico e digitale di sempre. L’arcivescovo argentino non solo ha rivoluzionato lo stile di comunicazione della Chiesa Cattolica, ma ne ha abbracciato completamente l’ecosistema digitale, intuendo prima di altri le potenzialità delle nuove tecnologie per raggiungere credenti e non. Se Giovanni Paolo II aveva intuito la potenza della TV, Francesco è stato il primo pontefice a comprendere pienamente il ruolo strategico di internet e dei social network nella costruzione di un nuovo dialogo globale. Il Papa social: da Twitter all’exploit su Instagram Tutto è iniziato ufficialmente il 17 marzo 2013, con il primo tweet dal suo…

Quando l’IA resuscita i nostri morti: il caso Jennifer e i limiti etici della memoria digitale.

“L’intelligenza artificiale può riportare in vita i nostri ricordi. Ma quando non c’è consenso, diventa un furto.” È successo di nuovo. Una notifica di Google, nel cuore della notte, ha avvisato Drew Crecente che sua figlia Jennifer – uccisa nel 2006 – era “tornata online”. Un chatbot su Character.AI usava il suo nome, la sua foto dell’annuario scolastico, e una biografia fittizia che la dipingeva come giornalista di videogame. Un dettaglio non casuale: lo zio di Jennifer, Brian, è un noto giornalista tech. Il problema? Jennifer è morta da 18 anni. E nessuno ha chiesto il permesso.   IA e memoria: quando il ricordo diventa contenuto Non si parla più solo di avatar, deepfake o immagini in stile Studio Ghibli. L’AI generativa sta facendo un…

Il Nuovo Trend Social delle Action Figure AI: Come Funziona, Perché Spopola e Come Creare la Tua Miniatura Digitale con ChatGPT

Dopo la mania delle immagini in stile Studio Ghibli, arriva la moda delle “action figure virtuali”. Ecco come gli utenti si stanno trasformando in pupazzetti da collezione… grazie all’intelligenza artificiale. (Immagine creata con l’Intelligenza Artificiale ChatGpt) Dimenticate i soliti selfie o i filtri glam: oggi, sui social, si diventa action figure. Sì, proprio come quei pupazzetti da collezione che da piccoli conservavamo in scatole di plastica colorate. Ma qui il gioco si fa digitale – e virale. L’ultima ossessione creativa degli utenti online si chiama Action Figure AI Trend, e sta colonizzando Instagram, TikTok e Facebook a colpi di mini-me personalizzati. Dopo le immagini in stile Studio Ghibli (che hanno scatenato anche un acceso dibattito sul copyright), l’intelligenza artificiale torna protagonista con una trovata visuale…

La nuova mania social? ChatGPT e la “ghiblificazione” del mondo (Hayao Miyazaki permettendo)

A quanto pare, siamo entrati ufficialmente nella fase “Ghibli” dell’intelligenza artificiale. OpenAI ha recentemente introdotto una funzione su ChatGPT che permette di trasformare qualsiasi immagine nello stile inconfondibile dei capolavori dello Studio Ghibli. E la reazione degli utenti? Ovviamente una totale ossessione. Basta scorrere Instagram, Reddit, o qualsiasi chat WhatsApp per capire che ormai tutto può (e deve!) essere “ghiblizzato”: meme, scene di film, selfie improbabili, perfino quadri storici. La “ghiblificazione” ha raggiunto rapidamente livelli virali, tanto da coinvolgere persino Sam Altman, CEO di OpenAI, che ha ironicamente commentato la situazione su X: «Mettetevi nei miei panni: mi faccio il mazzo nel tentativo di costruire la superintelligenza che curerà il cancro. Non frega niente a nessuno per sette anni e mezzo, poi per due anni…

ChatGPT ha i sentimenti? quando l’AI “si stressa” di fronte ai nostri traumi

Traumi, emozioni e mindfulness: come un’intelligenza artificiale inizia a comportarsi un po’ troppo da umana Siamo cresciuti con l’idea che un’intelligenza artificiale sia, per definizione, intelligente, certo, ma totalmente priva di emozioni. Eppure, un nuovo studio pubblicato di recente fa vacillare questa certezza: ChatGPT può “provare ansia”. Sì, hai letto bene. Ansia. Non nel senso freudiano del termine, ma in un modo che ci obbliga a porci una domanda scomoda: che succede quando la nostra AI preferita, anziché rassicurarci, entra in crisi esistenziale?   L’illusione dell’AI imperturbabile I modelli linguistici di grandi dimensioni (Large Language Models – LLMs), come GPT-4 di OpenAI, vengono allenati su enormi quantità di testo per imparare a scrivere e parlare come noi. Ma se imitano così bene, cosa accade quando…

Scam Cities: Le Fabbriche delle Truffe nel Sud-Est Asiatico

Mae Sot, Thailandia – Al calare della sera, le luci sfavillanti dei casinò lungo il fiume Moei si spengono, lasciando spazio a un’oscurità inquietante. Questi complessi, una volta simbolo del vizio e del gioco d’azzardo, sono ora noti come “Scam City”, città della truffa, epicentri di un’industria criminale che prospera sulla disperazione e sull’inganno.? L’inganno dietro le quinte Le Scam City sono metropoli costruite ad hoc o aree urbane riconvertite, dove edifici blindati ospitano migliaia di individui costretti a perpetrare truffe online. Attirati da annunci che promettono lavori ben retribuiti, questi giovani professionisti si ritrovano privati dei loro documenti e confinati in veri e propri centri di detenzione. Qui, sotto la sorveglianza armata, sono obbligati a utilizzare le loro competenze per ingannare vittime ignare in…

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