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Il dito puntato di Sophie Cunningham e la potenza di un gesto che diventa linguaggio globale

Ci sono immagini che nascono per essere ricordate e altre che lo diventano quasi per caso. Quella di Sophie Cunningham, immobile sul parquet con il braccio teso e l’indice puntato verso DeWanna Bonner, appartiene decisamente alla seconda categoria. Nessuna azione spettacolare, nessuna schiacciata, nessun record. Soltanto un gesto. Semplice, istintivo, immediatamente comprensibile. E proprio per questo perfetto per i social. Durante una partita tra Indiana Fever e Phoenix Mercury, in seguito a un acceso momento di tensione che aveva coinvolto Caitlin Clark e DeWanna Bonner, Cunningham è rimasta per diversi secondi con il dito puntato verso l’avversaria. La scena, nata dentro una dinamica sportiva molto precisa, ha impiegato pochissimo tempo per liberarsi del suo contesto originario e trasformarsi in qualcos’altro: un meme, una reaction, un’immagine…

Amico Fido, l’app che trasforma la passeggiata con il cane in una rete di sicurezza digitale

Una passeggiata al parco, un giro sotto casa, un sentiero nei boschi. Per chi vive con un cane, sono gesti quotidiani, quasi automatici. Ma basta poco perché la normalità si trasformi in allarme: un boccone sospetto, un’esca avvelenata, vetri rotti, una zona già segnalata come pericolosa da altri proprietari. È proprio da questa paura molto concreta che nasce Amico Fido, l’applicazione ideata dallo sviluppatore software Pietro Petrocchi per segnalare in tempo reale i pericoli presenti sul territorio e condividerli con una community di utenti. L’idea è semplice, ma potente: se vedo qualcosa che può mettere a rischio il mio animale, lo segnalo sulla mappa. Chi passerà da lì dopo di me riceverà un’informazione utile. In altre parole, la tecnologia non sostituisce l’attenzione delle persone, ma…

Instagram, account rubati tramite l’assistenza AI: il caso Meta che ci ricorda quanto siamo vulnerabili online

(immagini create con AI) Per anni ci siamo raccontati che il vero pericolo, sui social, fosse cliccare sul link sbagliato. Il messaggio sospetto in direct, la mail finta, il solito tentativo di phishing scritto male. Questa volta, però, la storia è diversa. E forse proprio per questo fa più rumore. Meta ha ammesso che una falla in uno strumento di assistenza basato sull’intelligenza artificiale avrebbe permesso la violazione di migliaia di account Instagram. Non parliamo soltanto di profili famosi o particolarmente appetibili, anche se tra le vittime ci sarebbero stati account di alto livello, brand noti e profili istituzionali. Il punto più delicato è un altro: dentro questa vicenda ci sono anche utenti comuni, persone che usano Instagram per lavorare, raccontarsi, vendere, comunicare, tenere viva…

Il caso dei pavoni di Punta Marina: quando la cronaca locale diventa format, meme e occasione per i brand.

C’è stato un momento preciso in cui i pavoni di Punta Marina hanno smesso di essere soltanto un problema di convivenza urbana e sono diventati un fenomeno pop. Non è avvenuto quando i residenti hanno iniziato a lamentare rumori e sveglie non richieste all’alba. È successo quando la televisione ha confezionato quella vicenda con i tempi, i suoni e il montaggio giusto per farla uscire dai salotti televisivi e consegnarla direttamente all’algoritmo. Perché il caso, in sé, avrebbe tutti gli ingredienti della classica cronaca locale da stagione calda: una località balneare del ravennate, una colonia di pavoni ormai stabilmente presente, cittadini divisi tra chi li considera parte del paesaggio e chi non ne può più, istituzioni chiamate a trovare una soluzione, animalisti in allerta, troupe…

Il filtro “flash” ha invaso Instagram. E sta rendendo le immagini sempre più uguali

Un nuovo effetto basato sull’intelligenza artificiale sta ridefinendo l’estetica della piattaforma: immagini più curate, ma sempre meno riconoscibili. Apri Instagram e all’inizio non ci fai caso. Scorri, ti fermi su una foto, poi su un’altra, poi su un’altra ancora. Dopo un po’ però succede qualcosa: inizi a riconoscere un pattern. Le immagini cambiano, le persone cambiano, le situazioni anche, ma la luce è sempre quella. Frontale, netta, leggermente sporca ma calibrata. I colori hanno lo stesso equilibrio, il contrasto sembra deciso nello stesso modo. È quell’estetica da flash diretto, da fotografia un po’ analogica, un po’ documentaria, che fino a poco tempo fa associavi a un certo tipo di lavoro fotografico, da polaroid come scrive qualcuno nei commenti. Adesso è un filtro. Il nuovo effetto…

30 aprile 1986: quando l’Italia si collegò alla rete (prima che diventasse Internet)

Non è una data che ricorre spesso nelle cronache, eppure il 30 aprile 1986 segna uno dei passaggi più rilevanti nella storia tecnologica del Paese.Quel giorno, da Pisa, un gruppo di ricercatori del CNUCE – il Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico – riuscì a stabilire la prima connessione italiana con Arpanet, la rete statunitense da cui, di lì a pochi anni, sarebbe nato Internet. Non fu un evento pubblico, né un momento celebrativo.Fu, più semplicemente, un risultato tecnico raggiunto dopo mesi di lavoro: un collegamento stabile tra un nodo italiano e un’infrastruttura internazionale ancora in fase sperimentale. Ma proprio per questo, oggi, appare chiaro il suo significato. Un ingresso nella rete globale Nel 1986 Internet non esisteva ancora nella forma che conosciamo. Arpanet era…

La nuova estetica del digitale: perché oggi l’imperfezione vale più della perfezione

C’è stato un momento — nemmeno troppo lontano — in cui fare marketing significava inseguire la perfezione. Luci calibrate al millimetro, inquadrature impeccabili, storytelling costruiti con precisione quasi cinematografica. L’idea era semplice: più il contenuto è curato, più funziona. Oggi quella logica si sta incrinando. E non per caso. Un’analisi condotta da Meta racconta qualcosa che molti operatori del settore hanno già iniziato a percepire sul campo: i contenuti più efficaci non sono più quelli perfetti, ma quelli che sembrano veri. Più spontanei, più diretti, spesso girati con uno smartphone, senza filtri evidenti. Imperfetti, appunto. E soprattutto, credibili. Dove finisce la produzione, inizia la relazione I dati parlano chiaro: in diversi settori — dal retail alla tecnologia, fino al food — i video a bassa…

Il falso WhatsApp italiano e il nuovo volto della fiducia digitale

Nel digitale la sicurezza non si rompe sempre con un attacco frontale.A volte basta convincerti a cliccare. È esattamente ciò che emerge dal caso della versione contraffatta di WhatsApp scoperta da Meta, una vicenda che va ben oltre la cronaca tech e che tocca un punto sempre più centrale: il rapporto tra fiducia, brand e manipolazione. Quando non si hackera il sistema, ma l’utente Secondo quanto comunicato dalla stessa piattaforma, circa 200 utenti – in gran parte italiani – sono stati coinvolti in un’operazione mirata di spionaggio digitale. Non si è trattato di una violazione dell’infrastruttura ufficiale, né di un attacco alla crittografia.Il punto debole, ancora una volta, è stato un altro: la percezione dell’utente. Attraverso tecniche di social engineering, le vittime sono state indotte…

OpenAI chiude Sora: fine della corsa ai video AI o cambio di strategia

OpenAI ha deciso di spegnere Sora.E no, non è solo la chiusura di un’app: è un segnale forte su dove sta andando davvero l’intelligenza artificiale. L’azienda guidata da Sam Altman ha annunciato l’addio alla sua piattaforma di generazione video da prompt testuale, diventata virale nel 2024 e rapidamente trasformata in uno degli strumenti più discussi del panorama AI. Nessun grande annuncio, nessuna conferenza stampa: un post su X e via. Sora non è più scaricabile e il messaggio è chiaro — si cambia direzione. Da fenomeno virale a progetto sacrificabile Sora era partita come una promessa: democratizzare la produzione video. Bastavano poche parole per generare scene complesse, coerenti, spesso sorprendenti. Per molti, il primo vero salto qualitativo nel mondo text-to-video. Nel giro di pochi mesi…

“Cancel ChatGPT”? perché milioni di utenti stanno scaricando Claude e cosa ci insegna il marketing dell’AI

Nel mondo digitale basta poco per trasformare una piattaforma in un caso globale. A volte è una nuova funzione, altre volte un errore di comunicazione. Questa volta è stata una decisione strategica. Negli ultimi giorni sui social è esploso il fenomeno “Cancel ChatGPT”, un movimento nato dopo la notizia dell’accordo tra OpenAI e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per l’utilizzo dei modelli di intelligenza artificiale in reti militari classificate. La reazione degli utenti è stata immediata. Secondo diverse piattaforme di monitoraggio delle app, le disinstallazioni di ChatGPT sono aumentate fino al 295% in un solo giorno, mentre le recensioni negative sull’App Store sono cresciute del 775% nel giro di un weekend. Parallelamente, il chatbot concorrente Claude, sviluppato da Anthropic, è balzato al primo…

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