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“Are You Dead?”: l’app che trasforma la solitudine digitale in un servizio di sicurezza emotiva

Dalla Cina al resto del mondo, l’app che chiede “sei ancora vivo?” conquista la Gen Z e ridefinisce il concetto di utility digitale nell’era dell’isolamento urbano. Nel panorama ipercompetitivo delle app mobile, dove giochi, social e servizi di delivery dominano le classifiche, un’icona verde con un fantasmino stilizzato sta attirando l’attenzione per una ragione tutt’altro che ludica. Are You Dead? è diventata nelle ultime settimane l’app a pagamento più scaricata sugli smartphone cinesi, un successo sorprendente che racconta molto più di una semplice tendenza tech: racconta una generazione, le sue paure e il modo in cui il digitale risponde a bisogni emotivi profondi. Secondo la BBC, l’app ha conquistato rapidamente la vetta delle classifiche soprattutto tra gli utenti della Gen Z che vivono da soli….

Stranger Things non è una serie: è un ecosistema. Anatomia di una strategia omnicanale che ha riscritto le regole del marketing pop

Quando parliamo di Stranger Things, non stiamo più parlando di una serie TV. Stiamo parlando di un sistema operativo culturale, di un’operazione di marketing omnicanale che ha colonizzato feed, store, playlist, interviste, supermercati e immaginario collettivo con una precisione quasi chirurgica. Netflix non ha “lanciato” una stagione. Ha occupato la realtà. Dalla TV all’ecosistema: Stranger Things come brand platform Il punto chiave è questo: Stranger Things non vive sullo schermo, ma attorno allo schermo. La serie è stata costruita negli anni come un brand ecosystem capace di influenzare estetiche, linguaggi e trend culturali globali. Per la stagione finale, Netflix ha messo in campo una strategia totalmente integrata: digital social retail eventi licensing musica PR Tutto sincronizzato, tutto coerente, tutto riconoscibile. Il risultato? Una delle campagne…

Il 2025 in un reel: perché non sappiamo più chiudere l’anno senza un recap

A poche ore dall’inizio del 2026, i social fanno quello che sanno fare meglio: guardarsi indietro. Instagram, TikTok e X si riempiono di video, reel e caroselli che provano a comprimere dodici mesi in trenta secondi. Un rito digitale che si ripete puntuale, quasi automatico, sotto hashtag ormai inevitabili come #2025recap, #recap e #2025dump. Il 31 dicembre non è più solo l’ultimo giorno dell’anno. È diventato il momento ufficiale dei bilanci pubblici. Non quelli scritti su un’agenda o pensati a mezzanotte, ma quelli condivisi, montati, sonorizzati e pubblicati. Il feed si trasforma in un enorme album di ricordi collettivo, dove ogni storia personale sembra dire la stessa cosa: questo è stato il mio 2025. Il recap come linguaggio (prima ancora che come trend) Che sia…

La crisi dei social non è una fuga di massa (è qualcosa di più strano)

Per anni abbiamo raccontato i social come se fossero in costante espansione. Più utenti, più contenuti, più tempo speso online. Una crescita continua, quasi naturale. Nel  2025 i numeri hanno detto qualcosa di diverso. Non un crollo improvviso, non una diserzione collettiva. Piuttosto, una stanchezza strutturale. I dati Audicom–Audiweb, analizzati dall’esperto di digitale Vincenzo Cosenza, fotografano un panorama italiano in fase di stallo: tra gennaio 2024 e settembre 2025 gli utenti complessivi dei social calano appena dello 0,16%. Una variazione minima, quasi invisibile. Ma è dentro quel dato che si muove il vero terremoto. Meno utenti, più tempo: il paradosso Se il numero totale di persone non cresce più, il tempo speso sì. Gli utenti rimasti sui social ci restano più a lungo. Segno che…

ChatGPT ci sta addormentando il cervello?

(Spoiler: no. Ma forse lo stiamo facendo noi.) ChatGPT è entrato nelle nostre vite come entrano le cose comode: senza fare rumore. Prima per “dare una mano”, poi per velocizzare, poi per fare prima. Oggi scrive mail, riassume testi, prepara presentazioni, organizza idee. È diventato il collega che non si stanca mai, lo studente modello che non procrastina e l’assistente che risponde sempre con calma. Forse troppo. Negli ultimi mesi, però, qualcuno ha iniziato a chiedersi se tutta questa comodità non abbia un prezzo cognitivo. A sollevare il dubbio è stato uno studio del MIT Media Lab, che ha analizzato cosa succede al cervello quando deleghiamo all’AI compiti come la scrittura o la sintesi di contenuti complessi. Il titolo che ha fatto il giro dei…

10 novembre: buona Giornata mondiale degli stagisti

(ovvero: da dove iniziano quasi tutte le storie interessanti) C’è una fase della vita professionale che tutti fingono di aver dimenticato, ma da cui sono passate quasi tutte le carriere che contano: lo stage. Il 10 novembre, Giornata mondiale degli stagisti, è l’occasione giusta per smettere di raccontarlo solo come un limbo fatto di badge temporanei e scrivanie provvisorie, e iniziare a guardarlo per quello che può essere davvero: un punto di partenza reale. Non sempre. Non ovunque. Ma quando funziona, funziona sul serio. Quando lo stage è una porta (e non una scusa) Uno stage fatto bene non è “fare esperienza” in senso vago. È entrare in un sistema, capire come funziona un settore, imparare a muoversi tra persone, scadenze, errori e decisioni. È…

Instagram lancia la Mappa: connettere o controllare?

Instagram continua a spingere sul concetto di “vicinanza”, ma questa volta non si parla di interazioni, commenti o reaction. Con la nuova funzione Mappa, disponibile in Italia dal 1° ottobre, la piattaforma introduce la possibilità di condividere la propria posizione in tempo reale con gli amici. Un aggiornamento che, ancora prima di arrivare a tutti gli utenti, ha acceso un dibattito acceso su privacy, sicurezza e confini digitali. Sui social la reazione è stata immediata: video, thread e commenti hanno iniziato a chiedersi se la Mappa non fosse l’ennesimo passo di Meta verso una raccolta sempre più capillare di dati personali. La sensazione diffusa è quella di una feature che promette connessione, ma che rischia di trasformarsi in sorveglianza normalizzata. La rassicurazione ufficiale (e i…

Instagram compie 15 anni: da app di filtri a macchina culturale globale

Instagram spegne 15 candeline. Era il 6 ottobre 2010 quando l’app faceva la sua comparsa sugli store, aprendo una nuova stagione della comunicazione visiva digitale. All’epoca nessuno avrebbe immaginato che quella che sembrava una semplice piattaforma per foto quadrate sarebbe diventata una fabbrica di linguaggi, trend e identità, capace di raggiungere oggi oltre 3 miliardi di utenti attivi nel mondo. La crescita è stata rapidissima: un milione di iscritti in due mesi, dieci milioni in un anno, fino al primo miliardo nel 2019. Ma il vero successo di Instagram non sta solo nei numeri: sta nella sua capacità di mutare pelle continuamente, anticipando (o inseguendo) i cambiamenti culturali e tecnologici di ogni generazione. Da check-in a foto, da foto a video (e oltre) Pochi ricordano…

Il digitale è davvero il futuro, ma per chi? Il gender gap tecnologico e la trappola dell’innovazione a metà

Negli ultimi dieci anni, la tecnologia ha rivoluzionato il nostro modo di vivere, lavorare e interagire. Ma se il digitale è il futuro, per chi lo stiamo costruendo? I numeri parlano chiaro: il settore tech, la ricerca sull’intelligenza artificiale e l’innovazione digitale sono ancora dominati dagli uomini. Secondo il Bureau of Labor Statistics, meno del 30% della forza lavoro tecnologica è femminile, e solo un lavoratore su cinque nell’ambito delle TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) è donna. Una realtà che non riguarda solo l’occupazione, ma l’intero ecosistema dell’innovazione. Se gli algoritmi vengono sviluppati principalmente da uomini, il rischio è che il futuro digitale replichi e amplifichi i pregiudizi del passato. Non si tratta solo di parità salariale o di opportunità di carriera, ma di…

Quando l’AI gioca con i nostri sentimenti: il lato oscuro della solitudine digitale

Immaginate un futuro – non troppo lontano – in cui milioni di persone non solo interagiscono con chatbot di intelligenza artificiale, ma costruiscono con essi legami affettivi profondi. Non è un episodio di Black Mirror, è la nostra realtà. Con piattaforme come ChatGPT e altri sistemi simili, l’idea di relazioni sintetiche sta passando dal dominio della fantascienza alla quotidianità. E mentre questo fenomeno può sembrare affascinante, nasconde insidie inquietanti. L’illusione di un amore perfetto La storia è semplice: ti senti solo, provi noia, e un chatbot dotato di intelligenza artificiale è lì, pronto ad ascoltarti, sostenerti, o persino corteggiarti. Non si stanca, non ti giudica e, cosa ancora più inquietante, si adatta ai tuoi gusti. Puoi modellarlo: gli dici come parlare, quale tono usare e…

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