Per mantenere la produttività e la qualità dei prodotti italiani, la cerealicoltura deve rimanere al passo con il riscaldamento del clima, percepibile già oggi: temperature più elevate, infatti, anticipano il ciclo vegetativo, comportano un maggior utilizzo di acqua e favoriscono il manifestarsi di nuovi patogeni, che potranno sempre meno essere controllati con input chimici, viste le disposizioni del New Green Deal (-20% dell’utilizzo dei fertilizzanti e -50% di quello dei fitofarmaci entro il 2030). Pertanto, dovranno invece essere selezionate nuove varietà in grado di resistere alle malattie e che comportino minori input chimici e maggiore efficienza nell’uso dell’acqua e del suolo. Di questo si è discusso oggi, in occasione del convegno Quali varietà coltiveremo domani? Cereali: la ricerca genomica del Crea incontra gli stakeholder, un…










