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La guerra del “Grillo”: la Doc Sicilia protegge o penalizza questo vino?

(di Lisa Sanfilippo) Il Consorzio di Tutela vini Doc Sicilia ha confermato in questi giorni, con dati alla mano, la crescita dei vini Doc Sicilia il cui imbottigliato sfiora il traguardo di 3o milioni di pezzi. Nel periodo preso in esame che va da gennaio a giugno la crescita è stata trainata in particolare dal “Grillo” .

«Il Grillo Sicilia Doc ha superato i 2 milioni di bottiglie: nei primi sei mesi dell’anno scorso la produzione è stata di 1,3 milioni di bottiglie» precisa Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio di Tutela della Doc Sicilia. E continua: «Più stabili i numeri dell’imbottigliamento del Nero D’Avola che, comunque, vede un incremento di 200 mila bottiglie raggiungendo nei primi sei mesi dell’anno 3,9 milioni di bottiglie».

Una crescita, salutata con favore dunque, ma che in realtà non sembrerebbe fare da pendant con le esternazioni, non certo positive, di tutti quei vignaioli marsalesi, che lamentano di essere “costretti” a dovere fare i conti con il rispetto del nuovo disciplinare della Doc Sicilia. In pratica, i vini potranno essere etichettati “Grillo” solo se dispongono di determinati parametri stabiliti dalla Doc Sicilia.

Dunque bando alle particolarità del prodotto: lavorazione, colore, sapore, profumo, presenza di solfiti, tutto è meglio che sia riconosciuto uguale, per assicurare o meglio preservare il vitigno rappresentativo. O forse per favorirne il prestigio, già ampiamente riconosciuto, nella commercializzazione del vino “Grillo”?

Sta di fatto, che non sono di certo pochi i produttori del vino a vedere queste nuove regole come una penalizzazione, “una limitazione della libertà”, hanno detto. Del resto, chi produce e vende il proprio prodotto, che quindi non porterà più il nome “Grillo”, cosa dovrà “raccontare” agli acquirenti abitudinari e non solo? Forse che quel vino non è del territorio?

Di contro, il presidente del Consorzio di Tutela vini Doc Sicilia Antonio Rallo, commentando il trend positivo dei dati dell’imbottigliamento dei vini Doc Sicilia trainati dall’exploit del Grillo, puntualizza che «la scelta di proteggere i vitigni autoctoni più rappresentativi come il Grillo e il Nero d’Avola, che stanno acquisendo maggiore valore,  permette di dire che abbiamo imboccato la strada giusta, una decisione condivisa da tutta la filiera, dal mondo della cooperazione a quello delle piccole e grandi aziende, che ci ha consentito di tracciare per il vino siciliano una strategia unica».

“Una strategia unica”, quindi, per un unico vino siciliano con etichetta “Grillo”, ma sarà quella giusta?