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Grani, ceci e lenticchie. L’agricoltura torna nel Parco archeologico di Selinunte

Parco archeologico Selinunte

(di Angela Sciortino) Nel parco archeologico più vasto d’Europa domani, 25 luglio, entrerà la mietitrebbia e sotto l’occhio attento dei tecnici del Consorzio di ricerca Ballatore si effettuerà la raccolta dei grani antichi coltivati sui nove dei dieci ettari destinati alla produzione agricola. Timilia, Russello e Perciasacchi, queste le varietà seminate nelle terre selinuntine, sotto forma di pasta e cous cous andranno sugli scaffali dello shop all’ingresso dell’area archeologica con il logo del Parco archeologico di Selinunte. Accanto ci saranno anche le confezioni di lenticchie e ceci (per questi sono state scelte le varietà Sultano e Pascià).

Non solo grani duri antichi a Selinunte, ma anche la varietà Hammurabi del Triticum monococcum, specie che può essere considerata capostipite di tutti i grani che troviamo sulle nostre tavole. Monococco era il primo grano coltivato nella mezzaluna fertile (oggi coincidente con i territorio di Palestina, Giordania, Libano e Siria) e di monococco sono i semi ritrovati, come ha dimostrato Sebastiano Tusa, all’interno della Grotta dell’Uzzo, uno dei più importanti siti preistorici della Sicilia.

La versione ancestrale dei grani attualmente coltivati ha un numero di cromosomi pari alla metà del grano duro e a un terzo di quello tenero. La varietà che porta il nome del sesto re della I dinastia di Babilonia, Hammurabi, ricordato per avere promulgato una raccolta di leggi nota come il codice che porta il suo nome, non è ovviamente più la stessa di quella coltivata alcuni millenni prima di Cristo. Ma è una varietà che è stata selezionata, isolata e riprodotta in purezza secondo rigidi schemi imposti dalla legislazione di settore che ne permette la tracciabilità dal campo allo scaffale.

«Ben 10 ettari del parco archeologico saranno destinati a rinvigorire una tradizione sopita da oltre 20 anni: l’agricoltura», dice Enrico Caruso, direttore del parco Archeologico di Selinunte. «Tutti i prodotti – continua Caruso – avranno il logo del Parco Archeologico di Selinunte e quello del Consorzio Ballatore, organismo che fa capo all’assessorato regionale all’Agricoltura che ha curato la sperimentazione di cui si raccoglieranno i frutti».