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Cossentino, presidente Cia Pa e Tp: siccità e burocrazia le nostre peggiori minacce

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(di Angela Sciortino) Grandi invasi semivuoti. Situazione simile per i laghetti aziendali in altura. Sorgenti asciutte. Da tre inverni piove pochissimo. Lo spettro della siccità ormai è calato sulle campagne siciliane ed è il tema più fa discutere gli agricoltori.

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Antonino Cossentino

Il dato e la preoccupazione degli agricoltori è emersa con tutta la sua gravità nel corso dell’assemblea elettiva della delegazione Palermo-Trapani della Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori, che si è svolta lo scorso 26 gennaio ad Alcamo nella sala conferenze della Banca Don Rizzo. nel corso della settima assemblea elettiva, convocata per discutere sul tema “Agricoltura: innovare per un futuro sostenibile”, è stato eletto all’unanimità Antonino Cossentino che, unico candidato, dopo i primi quattro anni di mandato ha incassato la piena fiducia da parte degli ottanta delegati dei quasi settemila soci delle provincie di Palermo e Trapani. Eletti anche tre vicepresidenti: Matteo Paladino, Laura Bargione e Maurizio Scavone.

Lo spettacolo a cui si assiste nell’entroterra palermitano, soprattutto quello che madonita, hanno raccontato i delegati all’assemblea della Cia, è emblematico della situazione. Se le zone montane più alte, come quella di Gangi, in questo momento stanno soffrendo meno (ma c’è molta preoccupazione per i prossimi mesi), basta spostarsi di qualche chilometro, a Bompietro, per vederne già gli effetti. Qui, e scendendo giù a valle verso l’Ennese, il raccolto è già compromesso per il 90%. Dopo aver seminato a novembre, molti produttori non stanno neanche più praticando le lavorazioni colturali, abbandonando i campi seminati. La riduzione di portata delle sorgenti e il prosciugamento dei laghetti sta poi mettendo in seria difficoltà gli allevatori, che fra qualche settimana non sapranno più come abbeverare i propri animali. Per non parlare dei pascoli alle quote più basse, già secchi nonostante questo dovrebbe essere il periodo di maggiore rigoglio vegetativo.

Altri temi sono stati affrontati nel corso dell’assemblea. «Ci sono priorità sulle quali il nuovo governo regionale deve intervenire anche per alleviare le difficoltà che ci sta imponendo la siccità», ha detto Cossentino. «Sull’alleggerimento della burocrazia, revisione del Piano di sviluppo rurale per favorire le piccole e medie imprese e puntualità dei pagamenti – ha continuato Cosentino – non si può ancora aspettare». Secondo i calcoli della Cia sono stati sprecati più di 5 milioni di euro per il bando della sottomisura 4.1. Il conto è presto fatto: per predisporre ciascuna delle 2mila e 600 domande gli agricoltori hanno speso in media 2mila. Ma solo poche decine sono state poste in graduatoria utile e ne verrà verificata tutta la documentazione cartacea. Per le altre, i plichi arrivati in Assessorato saranno buoni solo per il macero. «È necessario snellire e rendere meno onerosa questa procedura – ha dichiarato Cossentino – prevedendo una pre-istruttoria delle domande in base alle schede aziendali e solo dopo un esito positivo si passa alla richiesta di tutta la documentazione cartacea». Sempre a proposito dello stesso bando del Psr (misura 4.01), poi, Cossentino ha denunciato come la dotazione di 100 milioni di euro per l’ammodernamento delle aziende (fino al 70% a fondo perduto), abbia tagliato fuori le piccole e medie imprese, a vantaggio di quelle grandi che si accaparreranno l’intera dotazione, una delle più consistenti del Psr.

Nel corso dell’assemblea è stato puntato più di una volta il dito contro la burocrazia: «Inconcepibile che ancora non siano stati pagati i bandi del biologico del 2015, insostenibile che in Sicilia si debbano presentare cinque documenti in più per ogni pratica rispetto alle aziende agricole delle altre regioni». E sul comparto vitivinicolo, la Cia ha le idee ben chiare. Già da settimane si è schierata a fianco dell’assessore Bandiera e contro la posizione ambigua del governo dell’ultimo decreto che avrebbe permesso di trasferire i diritti di reimpianto dei vigneti siciliani al di fuori dell’Isola aggirando l’ostacolo con contratti d’affitto fittizi. Il progetto, al momento stoppato, rischia di impoverire il vigneto Sicilia: «È una decisione che ci preoccupa – ha affermato il presidente della Cia Palermo e Trapani – per la prima volta la superficie a vigneto dell’isola è scesa sotto i 100 mila ettari, mentre negli ultimi 20 anni, la produzione di vino, anche per via della razionalizzazione delle rese e degli impianti, è scesa da 10 a 4 milioni di ettolitri».