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Ancora ritardi per premi di bio e agro-ambiente. La protesta degli allevatori

protesta allevatori

(di Angela Sciortino) Dilaga la protesta degli allevatori in Sicilia. Schiacciati dalla crisi, ma soprattutto consumati dalla lunga (e vana) attesa dei pagamenti dei premi previsti dal Psr 2014-2020 per biologico e pagamenti agro-ambientali, un gruppo di imprenditori del comparto zootecnico da diversi giorni occupa la sala consiliare del Comune di Nicosia, in provincia di Enna. Due giorni fa alla protesta si sono pure associati altri allevatori della provincia di Messina che, stanchi di inutili attese, di rassicurazioni beffarde e di snervanti rimpalli di responsabilità tra Regione Sicilia e Agea (l’ente che eroga i fondi comunitari), hanno deciso di occupare il Municipio di Castel di Lucio. E come una valanga che trascina tutto quello che incontra, la protesta adesso ha anche coinvolto gli allevatori di Troina in provincia di Enna che hanno dichiarato lo stato di agitazione.

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incontro della delegazione di allevatori con Edy Bandiera

La protesta è civile e pacifica. Anche perchè trova la solidarietà degli amministratori locali che ieri (presente il sindaco di Nicosia e quello di Castel di Lucio) insieme alla deputata regionale del M5S Elena Pagana hanno accompagnato una delegazione di allevatori che si è incontrata ieri a Palermo con l’assessore all’agricoltura Edy Bandiera.

«Da mesi – ha spiegato Elena Pagana – gli allevatori chiedono al governo regionale lo sblocco dei pagamenti Agea fermi dal 2015, e misure di sostegno per i danni provocati da calamità naturali, siccità e alluvioni, che hanno messo in ginocchio aziende zootecniche, biologiche e montane. In Sicilia, sono circa 18 mila le aziende zootecniche e agricole; ammontano, invece, a circa 55 milioni di euro i contributi comunitari ancora non pagati alla categoria e attesi dal 2015: 35 milioni per le aziende biologiche, circa 20 milioni per le aziende montane». Dall’incontro con bandiera la rassicurazione che Agea potrà correggere le anomalie bloccanti e che proprio gli algoritmi sballati del sistema informatico utilizzato da Agea ha provocato». Parole rassicuranti, ma non soddisfacenti, a quanto pare. Perché l’occupazione dell’aula consiliare di Nicosia non rientra e se necessario, assicurano gli allevatori esasperati, andremo a Roma.

Nel frattempo la politica nazionale fa quello che può. Fabrizio Trentacoste, senatore del M5S componente della Commissione Agricoltura al Senato  in un intervento in aula ha sottolineato lo stato di disagio degli allevatori e agricoltori siciliani: « Non è concepibile – ha dichiarato Trentacoste – che lo sviluppo rurale del nostro Paese, che potrebbe rappresentare un volano per l’economia locale di regioni a grande vocazione agricola come la Sicilia, la Sardegna e gran parte del Meridione d’Italia e una fonte di reddito e di occupazione per i nostri giovani, sia ostacolato da procedure fortemente burocratizzate ereditate da una classe politica fallimentare». E, rivolto ai suoi conterranei, ha aggiunto: «Nel ribadire la mia solidarietà a questi lavoratori, mi impegno a farmi carico delle loro istanze, sollecitando i soggetti responsabili – in primis Agea – per trovare, unitamente all’autorità di governo, una soluzione a questa grave problematica, che ostacola lo svolgimento delle attività rurali e lo sviluppo del territorio e di grandi aree del nostro Paese».