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A Catania con Bioagricoltura sociale focus sulle comunità locali sostenibili

bioagricoltura sociale

(di Redazione) Agricoltura sociale, quindi aperta alle esigenze dei più deboli, ma anche bio. E quindi sostenibile e rispettosa delle risorse del pianeta. È quella rappresentata dall’Associazione nazionale bioagricoltura sociale che ha debuttato ieri pomeriggio a Catania nell’Aula Iannaccone del Dipartimento Di3A dell’università etnea con un convegno sul tema “Bioagricoltura sociale e comunità locali sostenibili”.

L’associazione promossa da alcune realtà storiche dell’agricoltura biologica e sociale tra cui l’Aiab, il Biodistretto sociale di Bergamo, la Rete fattorie Sociali Sicilia, il Consorzio di imprese sociali “Mediterraneo Sociale di Napoli, Focus Casa dei diritti sociali di Roma, e alcune centinaia di aziende biologiche, associazioni e cooperative agricole e sociali, proseguirà nella mattinata di oggi il confronto sull’agricoltura, o meglio del diverse forme di agricolture sociali in Europa, approfondendo le problematiche connesse alle politiche pubbliche, alle pratiche di inclusione sociale e al ruolo che in questo posso avere le aziende agricole.

L’agricoltura sociale, dopo tanto tempo in cui è stata svolta al di fuori di un sistema di regole e riconoscimenti ufficiali, è stata inserita in un apposito quadro dalla legge 141/2015 che ha tenuto conto in maniera esemplare un mondo variegato degli “agricoltori sociali” che si occupano di inserimenti lavorativi per soggetti svantaggiati, che propongono terapie assistite con gli animali e con le piante, che offrono programmi di educazione alimentare e turismo sociale. In questo tipo di attività si sono messe in gioco tante piccole aziende agricole che hanno di fatto praticato in modo diverso la multifunzionalità, sviluppando relazioni di comunità e reti solidali e di economia civile. Al centro di questi “laboratori sociali” disseminati nel territorio nazionale ci sono alcuni pilastri: la centralità delle persone e la cura della terra e dei prodotti.

«L’associazione nazionale bioagricoltura sociale nasce – spiega Salvatore Cacciola, presidente della neonata associazione nonché della Rete fattorie Sociali Siciliaper rappresentare adeguatamente questo mondo variegato di giovani imprenditori agro-sociali, di operatori sociali e sanitari impegnati nei processi abilitativi, di famiglie di soggetti deboli e organizzazioni no profit. Vogliamo dare ascolto e voce ai giovani che in varie parti d’Italia, in particolare nelle regioni meridionali, ritornano alla terra, gestiscono beni confiscati alle mafie e ai tanti produttori bio che da anni hanno aperto le loro aziende al sociale e alla comunità locale».